sabato 25 ottobre 2014

Francesco - ventimila leghe negli abissi della memoria

Quale memoria vogliamo costruire per il domani?

Eravamo dentro una casa usata dalla polizia speciale agli ordini di Pinochet per torturare e uccidere civili durante la dittatura in Cile, quando mi e' stata posta questa domanda.

La risposta che ho gridato all'interno della mia mente è  stata: "tutte quelle memorie che siamo in grado di sopportare e portarci dentro".

Immagino sia una risposta sbagliata e poco resiliente, di certo spontanea e sincera.

A una settimana dalla chiusura della fase 1 riguardante l'America Latina, a una settimana dalla chiusura di fronteralatina, a una settimana dall'avvio dei lavori in Asia, voglio chiudere raccogliendo il lavoro degli ultimi due mesi trascorsi in Cile e Argentina dentro di una serie di scritti incentrati sul tema della memoria.

La memoria è identità; ci connota, ci racconta qualcosa di noi. Senza di lei non potremmo viaggiare nel tempo, non avremmo la possibilità di varcare le frontiere della sofferenza, non potremmo rafforzare le nostre gioie. 
Se siamo ciò che viviamo, inevitabilmente siamo quello che abbiamo vissuto e/o ricordiamo di essere stati.

Questo blog e' una intro.

Che cos'è la memoria?

 Vietato rispondere con negazione ma tant'è! Non esiste Memoria senza ricordo e non esiste ricordo senza esperienza. Non esiste esperienza senza che vi siano due ingredienti imprescindibili: l'attore protagonista e la testimonianza. 

A fondo.

La memoria parte da un individuo tuttavia riesce a trascenderlo poiché sebbene sia un vissuto unico e soggettivo, trova luce soltanto nell'apertura agli altri, al mondo. 

Tutto parte dal vissuto, dall'esperienza. Diretta, indiretta, desiderata, non voluta, felice o drammatica. E' il via alla costruzione di un sedimento che troverà casa all'interno della mente del protagonista. Questo tassello, nasce e cresce senza logiche predeterminate e - sempre senza schemi -  influisce sulle dinamiche di replica. Nella mente. Nella testimonianza. 

Il sedimento/dettaglio/esperienza, stabilisce un rewind continuo che a sua volta genera un'invasione. 

La memoria è  il prodotto di un passato che le ha dato i natali eppure vive nel presente (invadendolo a suo piacimento tutte quelle volte in cui viene evocata o emerge spontanea dal sottosuolo della mente) e determina il futuro. 

Evocare significa rivivere qualcosa in differita. Questa sconnessione riporta sia a un tempo che non c'è più sia a un' esperienza che ha cessato fisicamente di esistere. Il risultato è  il ricordo, ciò che pensiamo e ciò che raccontiamo ma non necessariamente ciò che abbiamo realmente vissuto. 
Se il ricordo è positivo it's ok, tutto scorre liquido e lineare.
Se il ricordo è un trauma, una perdita, una sconfitta, qui iniziano i problemi. Presente e futuro si fanno piccoli e neri, diventa difficile stabilire cosa sia reale e cosa sia la realtà: quella cosa che vogliamo vivere o quella che vogliamo/vorremmo rivivere?

Ancora due cose e chiudo.

Se siamo ciò che viviamo, inevitabilmente siamo anche ciò raccontiamo. 
In un'epoca social, il valore che la nostra immagine assume agli occhi dell'altro rappresenta un fattore chiave per la costruzione dell'identità. Siamo tutti fotografi, scrittori (guardatemi), muse e abbiamo tutti delle vite da raccontare (con le foto degli sport che facciamo, degli amici che abbracciamo, degli amori che amiamo, del cibo che mangiamo, della musica che ascoltiamo etc etc etc). 
La memoria in questo caso è quello che il protagonista vuole che la gente sappia; è l'emozione che si vuol suscitare nell'altro (vedere il caso dell'autobiografia come genere letterario) ma non necessariamente risulta essere il vero, il vissuto. 
Memoria come prodotto di uno scambio tra emittente e destinatario/i. 

Sono felice perché lo sento o perché ho dato la percezione di esserlo?

Siamo partiti dall'individuo per giungere alla relazione con il mondo. 
La memoria è collante, identità, detonatore e nel contempo un esplosivo comunitario. 
Dittature, fracassi economici, traumi collettivi, l'Italia che vince il mondiale, il terremoto, Hiroshima, Cernobyl, le Twin Towers, Lady D., Albano e Romina, il Rwanda, Gaza, l'Abruzzo, Genova, Scampia, la strage nel quartiere, l'italianità: 
la memoria come quintessenza di un tessuto sociale.

Come riparare un tessuto sociale rotto?

Segue.

Francesco