lunedì 23 giugno 2014

Francesco - Barrios Bravos

Dicesi bravo (esp, feroce, selvaggio, fiero, indomabile etc), quel quartiere dove se ci metti il naso sono cazzi amari e sono tuoi.
Come ogni periferia che si rispetti, l'America latina vive, nutre o si nutre di queste realta' dai mille apodos ( favelas, slums, barrios tradicionales, zonas rojas, area de respeto, bidonville etc) che riescono a sopravvivere e a rinnovarsi con mestiere, in barba ai tempi, alla politica, i caticlismi, a Dio.

Tante possono essere le spiegazioni riguardanti il loro nascere, poche invece sono le regole che possono caratterizzarli e delinearli.
Alcuni si ritrovano a penzolare su colline dalla frana facile, altri in pieno centro storico, altri ancora vicini a un centro di commercio come un mercato, un incocrio stradale ben trafficato, un punto di accesso da fuori.

E' indubbio, che sono il prodotto della migrazione dalla campagna alla citta' con conseguente mancanza di risposta sociale, economica e lavorativa a infrangersi con la crescita senza freni (e progetti) delle periferie di  cittadine che magicamente si convertono in metro-megalopoli in meno di un battito di ciglia (si fa per dire).
Non mancano eccezioni prodotte dalla politica, dalla guerra, dalla fuga in cerca di un avvenire migliore.

Quasi sempre li trovi nelle capitali e nelle altre grandi citta' dislocate presso centri nevralgici di ciascun paese o in prossimita' delle frontiere.

L'architettura e' figlia della praticita', della rapidita' (nell'insediarsi in una terra di nessuno, costruire e aspettare l'avvento dell'elettricita', dell'asfalto e dell'acqua potabile) e soprattutto della poverta'.

Si parte con legno e lamiera per poi usare il mattone (altre varianti sono l'adobe, sterco e sabbia, cocci). Piastrelle, pavimenti, infissi, WC etc arrivano molto dopo e non per tutti. Quel che di solito giunge rapido o subito dopo l'arrivo dell'elettricita' sono le parabole satellitari e le televisioni.

Questi quartieri sono luoghi di transito e di riposo, luoghi di non vita. Quasi tutti gli abitanti sono persone di fatica, dal lavoro mal pagato, autoreferenziale, ambulante, mendicante. Persone che si alzano all'alba e ritornano col calare delle inquietudini. I bambini, se vanno a scuola in origine lo fanno fuori l'abitato, oppure seguono i genitori.

Seguono due logiche conseguenze:
1) le poche attivita' commerciali che si generano nel quartiere sono legate al commercio al minuto (negozi stile drogheria, riparazioni, reciclo etc.)
2) non sono in origine luoghi violenti ma lo diventano per via della poverta', della lontananza dal potere e dal controllo, per la continua e rapida crescita, perche' mancano alternative e risposte.
Dove non arriva l'ascolto, l'aiuto, i servizi, i sussidi (nel caso latino) e la presenza di attori credibili, arrivano gli interessi dei gruppi formali e informali  in grado di organizzare, dividere e comprare il consenso.

Molti quartieri si convertono in inferni per disperazione, perche' di qualcosa si deve pur campare e nutrire quei tanti figli ripudiati dalla terra natia che neppure vanno a scuola perche' la scuola e' un surplus o semplicemente non esiste nel giro di infiniti chilometri, come del resto non esiste trasporto, centri di salute o ospedalieri che siano.

Terre di nessuno che nascono dopo un parto traumatico e crescono a ritmo di esclusione ed emarginazione con il risultato di produrre nuovi schemi, nuove logiche e nuove culture allacciate alla sopravvivenza ma che una volta costituite e radicate, sopravviveranno ai mutamenti e alle intemperie sancendo di fatto la separazione per anomia dal resto della citta'.

In questo nostro andare ne abbiamo vissuti molti e ve ne cito alcuni:
1) Tepito (Cittá del Messico). Citta' nella citta', con case nascoste dentro un dedalo di vie, passaggi e cunicoli inghiottiti da un immenso mercato coperto dove regna il rubato e il contraffatto, il commercio di organi, persone, armi da fuoco, droghe, incontri di pugilato clandestini e chi ne ha piu' ne metta.

2) Obrera-Doctores-Lazaro Cardenas-Buenos Aires (Citta' del Messico). In pieno centro storico a ridosso dei quartieri chic della capitale c'e' un reticolo di strade abitato da casermoni popolari che con il calar del sole diventano deserti e adatti al narco-minuto e alla prostituzione.

3) Merced e Tacubaya (Citta' del Messico) il primo e' un quartiere che vive del suo storico mercato, luogo di prostituzione diurna e notturna nonche' centro di arrivo dei bus di seconda classe provenienti dal sud del paese mentre il secondo e' area di interscambio di mezzi di trasporto da/per la citta', meta di assalti a mano armata e di commercio illegale.

4) El Centro Historico ( San Salvador) L'intero centro storico e' area off-limits a tutte le ore. Assalti, rapine e omicidi (Maras)sono all'ordine del giorno e il tutto e' favorito dalla decadenza del posto e dalla presenza di piu' mercati (due officiali il resto ambulanti).

5) Barrio Martha Quezada e Barrio Dimitrov (Managua). Baracche e milioni di traffici nel primo quartiere situato a ridosso dello stadio nazionale di baseball mentre nel secondo ancora si aspetta asfalto e fogna in tutte le sue vie mentre dentro vige il controllo delle bande.

6) Comuna ocho (Mendellin). Sopra una collina tempestata di baracche e casupole, questo e' uno dei regni tradizionalmente contesi dai narcos. Terra dalla frontiera invisibile dove ci sono vedette, traffici e regolamenti di conti. All'epoca della nostra visita risultava essere in "stato di tregua".

7) San Rocque (Quito). Anche qui in collina e vicino a un mercato affollato di indigeni e campesinos che scendono tutti i giorni dalle montagne per vendere di tutto. Terra di assalti e rapine.

8) Rimac (Lima). A due passi dal palazzo del governo, dalla plaza mayor  e poco dopo il fiumiciattolo dal quale prende il nome, questo quartiere era terra di scontro e assalti quotidiani. Un reticolo di favelas arroccate su una collina dalla quale spicca un croce e un mirador panoramico, oggi e' relativamente percorribile per via della massiccia presenza di forze dell'ordine a ogni angolo.

Francesco







domenica 22 giugno 2014

Francesco - dietro le quinte

L'occhio travolto dal particolare risveglia sempre le assopite questioni dell'anima. 
Questo e' il bello dell'andare o meglio dell'osare, atrever in spagnolo.
Sto tralasciando il viaggio ultimamente. 
Ho scritto poco e vissuto molto, sempre borderline, sempre collocato sull'indefinito confine tra il privilegio e l'immondizia. Il lavoro che stiamo compiendo e' folle poiche' lontano dall'etichetta e dalla razionalita'. E' folle perche' cambia le carte in tavola, stravolge il senso delle cose. E' folle perche' ci stiamo lentamente liberando di tutto e questo  fa tremare  quando il paradosso e' che tutti sognano la liberta' (qualunque essa sia).
E noi viaggiamo, viviamo, osserviamo, parliamo, ci scanniamo, interpretiamo, realizziamo, soffriamo, ridiamo e godiamo, lavoriamo e poi? 

e poi un altro loop.

Il tempo oramai e' andato. Dato per meglio dire. Non esiste il tempo. Dieci mesi che sembrano una settimana. 
Il tempo e' denaro perche' e' relazionato inevitabilmete dalle cose che de quest'ultimo derivano.A questo proposito, il tempo per noi no vale nada: vivendo il nostro qui e ora, cambiano i termini delle parole investimento e remunerazione. 

La sicurezza e' andata. Se il tempo e il denaro erano due garanzie, ora che entrambe mancano cambiano i termini dei loro derivati. Viaggiamo,viviamo e lavoriamo in classe Z, e questo di per sé ci mette in condizioni di estrema vulnerabilita'. 
Posare gli occhi giu' per il gorgo ci ha esposti a una certa pornografia del dolore, dell'orrore e della violenza. Mesi e mesi a sentire e viverne di ogni con il risultato che e' rimasta solo la ragione a sforzarsi di connotare il male e il pericolo. E dai qui le percezioni.

Le Percezioni sono cambiate. Il gusto per la comodita' o per il costume alimentare per esempio. 
Mangiamo cuori di manzo, pesce crudo e cavallette senza battere ciglio.
 Vediamo lontre o ratte allo spiedo. 
Lombrichi curativi.
Mangiamo callejero per strada, a qualunque orario.
Le questioni legate all'igiene non trovano piu' posto nelle sinapsi. 

Dormiamo 3 notti su quattro su degli autobus a lunga percorrenza, affollati, dove fa troppo freddo, troppo caldo, c'e' troppo piscio o troppo vomito (Ande+Cibo+ varie eventuali). 
E poi camerate negli ostelli della gioventú dove mi chiedo cosa cazzo ci faccio insieme a gruppi di ventenni festaioli quando io vorrei solo non pensare e dormire (con conseguente loop che mi porta a riflettere sulla vecchiaia, sulle paranoie, sul mio essere borioso o insano o tutto), le famiglie che ti ospitano in un sofa' o in una camera, il tizio con 27 gatti e un mare di solitudine che apre le porte di casa sua per poi neanche considerarti, il tugurio dove vieni divorato da mosche invisibili che ti marchiano letteralmente " a fuoco", l'hotel gratuto a 5 stelle nella Mendellin chic e infarinata dove vieni accolto con un "sicuro che alloggiate al charlie?". 

Cambiano le nostre percezioni come cambiano le percezioni che gli altri hanno di noi. Parti dicendo che starai via a lungo e scatta l'ansia, la paura, il timore e la malinconia. 

Amici, parenti, testimoni di nozze, datori di lavoro, colleghi etc si scoprono coinvolti e interessati a capire come, dove, perche' e se c'e' un bluff o se l'aver lasciato tutto portera' un solo buon frutto da poter investire o mangiare. 
C'e' chi pensava alla luna di miele etica, al viaggiare figo a mo' "di beati voi che siete lí, che vivete il paradiso, che non siete qui in Italia" che ora si chiede "ma chi ve lo fa fare. ma tornate a casa!"
C'e' chi ha puntato sulla nostra professionalita' ed e' caduto nel silenzio e nel disinteresse.
C'e' chi ha scoperto il nostro lavoro e i piccoli risultati raggiunti e ha deciso di partecipare, di investire, di darci sostegno e fiducia. 
C'e' chi non ha capito nulla e certo non lo capira' mai. 

Le priorita' son cambiate. La sopravvivenza, la normalita', la conoscenza, il soddisfare i bisogni e il realizzare i sogni. 
Ora, c'e' solo una priorita': compiere con la parola data e andare avanti. 
La relazione d'aiuto porta a prendere le distanze dal personale e dal soggettivo. 
C'e' un noi (io+utente, io+io, io + comunita', io+ gruppo di lavoro etc) che si crea e che prende il sopravvento sulle questioni personali, morali e ideali. Il patto, che sia empatico o reale, sale al primo posto della scala. 
Molliamo tutto per mettere in piedi un'associazione che rispecchi il nostro concepire il mondo, la famiglia, la vita e ora quest'associazione vive di una vita propria della quale noi siamo responsabili. 
Siamo il mezzo.

Che cosa rimane alla fine? 
Francesco


giovedì 5 giugno 2014

Francesco- Lost Dogs VI La Muerte en Colombia

04 Cali:                  pop 2.319.684, omicidi (2013) 1,930. 
11 Palmira:           pop 300.707, ammazzati 183.
32 Santa Marta:   pop 450.020, omicidi 191
33 Cucuta:             pop 615.795, ammazzati 260
34 Pereira             pop 464.719, omicidi 185
35 Mendellin         pop 2.417.325, ammazzati 920   (dati aristeguinoticias.com)

Sei citta' colombiane nella classifica delle 50 piú pericolose al mondo (esclusi i paesi in guerra).
Vi scrivo da Cali, la capitale mondiale della salsa, la citta' che non dorme mai, la sultana della valle del Cucuta. La citta' dei quartieri dove la polizia chiede il permesso di non passare.

Il 22 giugno 1994, sulle torride colline di Pasadena, Los Angeles CA,davanti a circa 90000 anime, al minuto 35 della prima frazione, il 27enne Andres Escobar sigla un autogol nella partita da dentro o fuori con gli USA. 
Pochi mesi prima, il 5 settembre 1993, la nazionale di calcio colombiana usciva da Buenos Aires con un storico 5-0 inflitto ai padroni del continente latino, ovvero l'Argentina. Nella notte che lanciava la Colombia ai favori del pronostico per il mondiale gringo, in patria si festeggiava a ritmo di aguardiente, rumba e cocaina. 

76 morti.

Torniamo alla partita del mondiale. La Colombia perde 2-1 ed e' fuori. 
La vita non finisce qui disse Andres.

Il 2 luglio 1994 (i mondiali non erano finiti) Andres Escobar muore assassinato nella sua Mendellin.

In quei giorni, Mendellin stava perdendo il primato.
La capitale mondiale del narco aveva mesi prima perso un altro Escobar, un certo Pablo noto al mondo per essere stato il Signore della Coca
L'uomo senza scrupoli, dalla ricchezza comparabile solo e soltanto con le morti del quale e' stato il mandatario, lo scarface honoris causa, il fautore del cartello di Mendellin, veniva freddato durante un' operazione gestita dalle forze speciali. 
Inutile dirvi che i due Escobar sono diventati dei miti in questa terra.
Inutile dirvi che il cartello di Mendellin si e' un po' perso per strada lasciando il passo a un'altra citta', l'antagonista per eccellenza ovvero Cali.

Ma torniamo alle forze speciali. 

Prendi una terra militarizzata dove girano soldi, poteri e droga. 
Prendi una guerra civile causata da un'omicidio di un politico di sinistra (comunista?) avvenuta nel lontano 1948. 
Prendi un continente che ha vissuto l'epoca dei regimi militari ovvero golpe a manetta condotti da una vera e propria casta chiamata esercito. 
Frulla il tutto facendoti aiutare da un po' di sano marxismo che non guasta mai e poi beviti le FARC: Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane. 
Tradotto: Guerriglieri/Paramilitari/nuovo potere. 

C'e' lo stato e il suo esercito, ci sono i narcotrafficanti e ci sono le FARC. Ci sarebbero altri attori ma meglio fermarci qui.

Tutti si fanno la guerra tra di loro, stipulano alleanze, fanno negozi, orchestrano trattati di pace etc. 
All'interno di questo triangolo gli equilibri cambiano in continuazione con lo stesso risultato di sempre: lo stallo che favorisce il flusso di capitali. 

E la gente comune?

Il triangolo gioca alla guerra a colpi di morti ammazzati. 
Le FARC spettacolarizzano con attentati ed esplosioni, i cartelli sequestrano e sgozzano e l'esercito crea i falsi positivi.

I falsi positivi sono giovani ragazzi innocenti uccisi e scambiati per guerriglieri. C'e' da capire se per volonta' o per errore ma come scritto nel post anteriore c'e' silenzio (in settimana a Bogotá abbiamo ricevuto un freddissimo e silenzioso benvenuto da parte di un'associazione che tratta il caso).

Infine gli NN e l'oltre vita. 
Ho le prove che esiste vita oltre la morte ma soltanto qui in Colombia.

Nella regione del rio Magdalena i morti sono gonfi di acqua e viaggiano via fiume. Chi viene ucciso viene gettato in acqua con l'intento di far sparire il cadavere o quel che rimane. Talmente sono frequenti le uccisioni che la gente che risiede nei villaggi lungo il fiume si e' abituata a vedere corpi inanimati fluttuare tra rami e detriti vari. 

Senza scandalo, senza paura, queste persone hanno deciso di andare oltre l'umano immaginario decidendo di riscattare questi corpi dalle acque del fiume. 

Siccome non si fa nulla per nulla, queste persone, prendono l'NN, il senza nome, il non riconoscibile o non riconosciuto, l'ennesimo, e gli danno degna sepultura nel cimitero del villaggio. 

Ogni persona adotta un NN, gli trova una tomba, gli conferisce un nome e un cognome di fantasia e si compra i suoi servizi dall'aldilá. 

Mentre il morto acquista un nuovo valore sociale, un riscatto, un'identita', una nuova vita, il vivo acquista il diritto ad ottenere protezione e benefici per la sua di vita. 
Sulle tombe delle scritte in tinta rossa: Favor de No Tocar / te Agradecemos NN/ Gracias A.P. 

Francesco