Oggi vorrei scrivere un po' a proposito delle frontiere, quelle non fisiche intendo.
Quelle che ognuno di noi tenta di superare nel suo piccolo; quei traguardi più o meno realistici che ognuno di noi tenta di raggiungere.
Per quel che ho visto fino ad ora, una delle frontiere con cui fa i conti ogni giorno la gente di qui, è quella di arrivare a fine giornata con quel guadagno che deriva dall'aver fatto quello che dovevano per sopravvivere, con la libertà che gli é concessa.
E per fare ciò, devo ammettere, che sono immensamente creativi e la metropolitana è senza dubbio il palconscenico perfetto per vedere sfilare in sincronia tutto quel fantasioso correre verso la sopravvivenza.
Ed è così, che in meno di 10 minuti passi da quello che vende il manuale per imparare in un lampo l'inglese che promuove citandone ogni singolo capitolo, a chi vende cicche e caramelle come unico rimedio per rinfrescarsi e combattere il mal di gola. C'è chi vende film e pile (non si sa bene con quale nesso) e chi stupisce tutti vendendo le pelotas terapeutiche, ovvero le classiche palline giocattolo antistress e multicolor, che in realtà sembrano essere l'unica cosa al mondo in grado di poter garantire un riabilitazione completa della mano.
Il tutto venduto solo a 10 pesos a pezzo, un affare irripetibile, insomma.
Noi sorridiamo perché ci sembra tutto assurdo.. eppure per loro è una ragione di vita.. tanto che li vedi scendere di corsa dalle scale per raggiungere in tempo il treno mentre già recitano la presentazione impeccabile del loro prodotto, quasi a non voler perdere nemmeno un secondo di possibilità, oppure semplicemente perchè il tutto diventa spersonalizzante.
Queste ovviamente sono mie riflessioni. Mi rendo conto che ci stupiamo spesso per cose che agli occhi degli altri sono davvero la normalità.
Per esempio.. perchè un negozio di borse, non può cucinare e vendere tacos al suo interno? Oppure..Perché puoi trovare l'invito per un menù fisso a 40 pesos con tanto di promotori che richiamano la clientela ad affrettarsi per l'offerta, indicando come entrata un negozietto che vende cianfrusaglie?
Forse noi avremmo una risposta razionale a tutto questo, che va anche a toccare argomenti inerenti l'igiene, l'ordine, la qualità..
Ma qui, senza dubbio, questa risposta non c'è e a me non va nemmeno di cercarla.
lunedì 30 settembre 2013
sabato 28 settembre 2013
Nadia - Riflessioni tra ragazzi
Avete presente quando vedete qualcosa o sentite qualcuno e cominciate a farvi dei trip mentali sulla vita, sulle persone, su tante cose che sono successe, che potranno succedere o che succederanno?
Ecco, oggi mi e' successo proprio cosi'.
Una mattinata segnata da un buongiorno troppo entusiasmante ed interessante caratterizzato da un incontro speciale con dei ragazzi adolescenti, nati e vissuti tra la poverta' e la violenza delle colonie della capitale.
Un confronto favoloso ed emozionante, che seppur in spagnolo, mi ha fatto capire e intendere parecchie cose.
Proprio da qui nascono le mie riflessioni.
I ragazzi avevano non piu di 26 anni, moltissimi tra i 15 e i 16 anni.
Giovani socievoli, entusiasti e curiosi di sapere di noi e del nostro progetto.
Esageratamente consapevoli delle problematiche della loro colonia e proprio per questo motivo costretti a crescere troppo in fretta.
Uno dei problemi piu' difficili e diffusi, ci raccontano, e' la violenza; loro stessi ci comunicano che uscire di casa dopo una certa ora e andare in determinate zone, anche di giorno, significa essere vittima di assalti.
Questi ultimi sono all'ordine del giorno in questo posto.
Un ragazzo ci rimanda a un episodio visto dal vivo di una vittima assaltata da criminali a mano armata.
Sono realta' difficili da accettare per me. Forse e' perche' sono nata e cresciuta in ambienti tranquilli, poco problematici e sono sempre stata abituata a tenermi lontana da eventuali pericoli. Per questi ragazzi invece e' tutto normale. Sembrava di sentire parlare degli adulti.
Anche i ragazzi piu' piccoli parlavano con una consapevolezza scioccante.
Ed e' proprio qui che mi chiedo: ma e' davvero giusto che questi giovani, anziche' uscire a divertirsi con gli amici (come farebbero sicuramente gli adolescenti in Italia) debbano limitarsi e vivere in costante incertezza?
Beh..direi proprio di no.
Ognuno di noi deve avere il tempo di godersi ogni attimo della propria giovinezza, anche perche', questi anni , non tornano piu' indietro.
Crescendo in fretta e con una realta' dura e limitante, in loro di certo non manca la voglia di fare e di sorridere.
Parlano della loro voglia d'imparare, di studiare, di puntare sempre in alto; chi vuole fare la veterinaria, chi la psicologa, chi l'ingeniere e chi sogna Milano e la sua settimana della moda.
Ragazzi speciali, che mi han fatto venire voglia di fare, di studiare e di formarmi ulteriormente.
Ragazzi unici, forti e fieri della loro cultura e tradizione.
Ragazzi da ammirare e stimare, che mi hanno fatto capire che la vita e' una continua sfida, che va affrontata con forza, curiosita' e tanta buona volonta' perche' sopravvivere, quando non hai niente e nessuno, diventa impossibile se non tieni la testa alta.
E il Messico, o meglio, la capitale, ne e' davvero la prova vivente.
Nadia
venerdì 27 settembre 2013
Claudia - Questo è il popolo
Il letto dell'ostello sembra più comodo quando le gambe ti fanno male per la stanchezza. E' da qui che scrivo dopo una giornata impegnativa per il fisico ma illuminante per la mente.
Dovete sapere che qui in Messico spopola un programma tv intitolato Laura che puoi vedere inspiegabilmente a qualunque ora del giorno e in qualunque posto abbia un televisore. E' uno di quei salotti televisivi che noi italiani siamo ben abituati a vedere, dove ci sono lacrime, colpi di scena imbarazzanti, storie di impatto più o meno trafugate e una buona dose di ipocrisia. La conduttrice, Laura, si è definita in un'intervista al giornale El Universal, motivatrice della solidarietà in Messico. Ebbene, nelle nostre soste ristoratrici ci è capitato di vedere spezzoni del programma che sembra dedicare ampio spazio alla questione uragani e alluvionati, con Laura in persona inquadrata,con i suoi occhiali firmati, su un elicottero pronta a salvare una madre sola o qualcuno scelto appositamente per far si che il messaggio che passi sull'emergenza sia legato alle storie più struggenti che si possano raccontare.
Oggi però, fortunatamente, ci siamo guadagnati l'opportunità di entrare nella zona della raccolta alimenti nel centro del D.F., vivendo così da vicino uno spaccato reale di quello che sta accadendo, seppur sempre in qualche modo influenzato dai media,con tanto di giornalisti che indottrinavano i bambini su cosa dire durante l'intervista.
Oltrepassato la barriera dell'esercito, è stato come, per il tempo che ci siamo rimasti, entrare in una realtà parallela. Ci siamo completamente lasciati trasportare dal fervore di tutte quelle persone presenti, tra polizia, organizzatori, addetti alla sicurezza, volontari che lavoravano senza sosta e con ritmo incalzante per impacchettare e ordinare le montagne di beni di prima necessità raccolti fino a ora.
Noi a intervistare le persone, a immortalare il momento,a rincorrere i dettagli a ricambiare lo sguardo accogliente della gente, avvolti da una confusione ordinata di movimenti, voci e sorrisi, sotto un cielo azzurro come pochi.
E' nel momento in cui ci siamo trovati stretti nell'abbraccio di un canto corale e patriottico di un gruppo di volontari un pò avanti con gli anni che scandivano a suon di musica il passo della loro impeccabile e incredibilmente coesa catena di montaggio, che ogni frontiera possibile è caduta. E' stato come sentirsi parte di un senso comune di forza, unità e solidarietà, sopratutto quando una donna, rivoltasi direttamente a noi, a squarcia gola ci ha ripetuto "questo è il popolo, non il governo; questa è la gente vera che lavora duro per aiutare i propri connazionali, w Messico!".
Usciti da questo vortice, è come se si torni a respirare ad una velocità normale.
Ma il Messico non dà mai tregua,non smette mai di toccarti nel profondo.
Il Messico è il parrucchiere che apre solo quando ne ha voglia, è la signora del comedor che ti invita a ritornare a pranzo il giorno dopo promettendo di farsi bella per scattare delle foto. Il Messico è il dover a tutti i costi spingere per salire in metropolitana soffocando il tuo vicino (io) o usando la sua schiena come portaborse (sempre io). Ma il Messico è anche i nulla tenenti accasciati a terra per un finto ristoro; è i bambini per la strada, seduti lì a guardare il tempo che scorre negli occhi dei passanti che si affrettano per i loro affari, accanto ai genitori che vendono qualcosa o semplicemente chiedono qualche pesos per arrivare a fine giornata. E' i bambini costretti ad allietare in cambio di monete una folla incantata dalla loro tenerezza, con un' esibizione musicale ben studiata insieme alla propria madre.
Il tutto, mentre poco più in là sfilano su pullman privati i politici in visita, stretti nei loro bei vestiti.
Claudia
giovedì 26 settembre 2013
Nadia - "On air, Mexico D,F."
Penso dovremmo meritare una medaglia d'oro per aver sopportato così tanti fuso orari nel giro di così poco tempo!
Ebbene sì, ci ritroviamo nuovamente all'aeroporto, questa volta non solo con uno zaino in spalla, ma con un bagaglio in più, ricco di enormi emozioni che solo Tijuana è stata in grado di regalarci.
Colori, musica, feste, povertà, umiltà e persone davvero favolose, Tijuana e' stata un'esperienza di vita.
Ora siamo pronti a rimboccarci doppiamente le maniche e percorrere 3 ore di aereo, più 2 di fuso orario per atterrare nella tanto amata capitale.
Città del Messico.
Dopo una notte insonne accompagnata da un tenero bambino che non ha fatto altro che urlare e piangere per tutto il volo, ci siamo!
Siamo a poco meno di 2500 metri di altitudine, il tempo è completamente cambiato e il caos messicano è semplicemente raddoppiato.
Se di Tijuana dicevo che la gente ti assaliva per venderti qualsiasi cosa, bè allora non avevo ancora visto Città del Messico.
Qui tutti, e dico tutti, nel vero senso della parola, vendono qualsiasi cosa. Qualsiasi cosa per davvero! Chi vende solo canotte della salute, chi vende solo stringhe per le scarpe, chi vende porta carta igienica, chi vende pozioni magiche, chi vende ginocchiere, cavigliere, calze, insomma... chi più ne ha più ne metta!
C'era anche chi faceva biglietti di auguri ancora con le vecchie
macchine da scrivere. Sembravano tutti dei mini negozietti improvvisati,
bastava un tavolino o un pezzo di lenzuolo sdraiato a terra e tutto era
pronto; potevi vendere frutta, ma allo stesso tempo vendere dei jeans.
Potevi vendere qualsiasi cosa.
Ma il top della giornata è stato lui, un signore che in metropolitana vendeva con entusiamo esagerato quasi fosse oro, delle cartellette di plastica; " Proteggono i documenti, così non si rovinano e non si bagnano e potete averli sempre tutti belli in ordine!!" era davvero formidabile.
Perché è questa la loro caratteristica, vendere il tutto, urlando e creando "mini spot" per incentivare la vendita.
Sono incredibilmente favolosi! Ed è prorio questo che li rende tali! La
gente qui, vive alla giornata. Ogni giorno è una nuova sfida per guadagnarsi da mangiare, per guadagnarsi da vivere.
Questo è solo un piccolo assaggio della grande capitale e che dire, siamo solo all'inizio, non per altro ci troviamo nella città più popolata del paese!
Nadia
martedì 24 settembre 2013
Ivano - Falso Bolero
E poi Tijuana, che dopo San Diego è un dolce ritorno alla realtà delle cose vere e disinteressate. E i colori delle colonie dipingono colline farinose e le lamiere sui tetti accendono le case che le abitano facendole brillare al sole del Pacifico. E gli odori si confondono, a volte intensi e nauseabondi e altre volte, invece, più vividi e familiari. E poi la frontiera e l'Avenida Revolucion, che di Tijuana hanno poco o nulla
ma che si ritrovano a essere il fulcro dell'intera città. Un fulcro che
pare essere una gigantesca T immersa nella Bassa California. Passi un confine e ti ritrovi in un paese diverso, contraddittorio e violento, che sorride al ritmo dei Mariachi. E ogni cosa è musica, chitarre e vihuelas, e gente che ti chiama come fosse l'ultimo giorno della tua vita, l'ultimo giorno in cui poter fare una foto con un messicano "vero", l'ultimo giorno per un piatto di tacos, per la cerveza ghiacciata più economica del paese, l'ultimo giorno per acquistare Viagra col 30% di sconto o per un giro di ballo al ritmo di un Falso Bolero.
Bandiere del Messico accarazzano la città dall'alto come a sfidare il vicino a nord in un perenne complesso di inferiorità. La nazionalità è di casa qui. Ognuno è messicano al 100% e fiero di esserlo, da questo lato del mondo. Dall'altra parte chi può dirlo, si vedrà un giorno, forse, quando toccherà a noi.
Giorgio Canali & Rossofuoco - Falso Bolero
Ivano
Bandiere del Messico accarazzano la città dall'alto come a sfidare il vicino a nord in un perenne complesso di inferiorità. La nazionalità è di casa qui. Ognuno è messicano al 100% e fiero di esserlo, da questo lato del mondo. Dall'altra parte chi può dirlo, si vedrà un giorno, forse, quando toccherà a noi.
Giorgio Canali & Rossofuoco - Falso Bolero
Ivano
Nadia - Quasi saggia
Primo giorno a Tijuana; tra incontri e colloqui a partire gia dalle prime luci del mattino, sono arrivate anche le nostre prime soddisfazioni.
Stiamo iniziando a farci conoscere e le nostre idee son ben apprezzate tanto che nel pomeriggio ci troviamo gia a visitare una delle colonie piu' disastrate di Tijuana.
Strade non asfaltate, con dei crateri enormi tanto che sull'auto sembrava di essere sulle montagne russe, case, o meglio, capanne costrutite con assi di legno e mezze sfasciate, piccole, piccolissime, forse due metri per due, bimbi... bambini ovunque, bellissimi, si divertivano giocando con un cesto, tipo quelli che si trovano al supermercato per fare la spesa, e, sempre con una piccola asse di legno e dei chiodi, un bimbo, di non piu 8 anni, con un buon sasso ha cominciato a fissare due piccole rotelle e il gioco era fatto. E poi cani, cani ovunque.
La gente era sorridente, dai discorsi che facevano, forse, la piu' umile che abbia mai conosciuto.
Tutti si erano ritrovati per fare una riunione con i due ragazzi che ci avevano accompagnato, per cercare di poter dare loro una mano, e sotto il sole cocente un'anziana signora si avvicina a me per porgermi una sedia per sedermi all'ombra. Ovviamente l'ho ringraziata e l'ho fatta accomodare con garbo, ma il gesto mi ha colpito da moriré.
Si sono tutti presentati e ci hanno regalato mille sorrisi.
Forse ci vedevano come angeli, chi lo sa... Io sicuramente consideravo loro tali, li guardavo continuamente, li ammiravo, li stimavo, mi son messa a giocare con una bimba di un anno che con la sorellina alla domanda "quanti anni hai?" continuava a rispondere "7", aveva un ciuffetto dritto sulla fronte e una faccia da furbetta incantevole. Faceva i suoi primi passettini e voleva scappare ovunque, cosi', la tanto paziente sorellina, la distraeva continuando a cantare canzoncine e ripetendo i numeri fino a 40. Incredibile ragazzi, ma ora grazie a lei ho imparato qualcosina in spagnolo! Non si smette mai d'imparare, specialmente dai bambini!
E' stata un'esperienza favolosa. che oltrepassa ogni confine.
Capita molto spesso di vedere pubblicita', film oppure manifesti con foto di posti simili, ma vi posso garantire che vederlo e viverlo in prima persona ti segna profondamente. Ti rendi davvero conto che i problemi reali della vita sono ben altri, e noi tutti non dobbiamo far altro che sentirci fortunati per tutto quello che abbiamo, e invece non facciamo altro che lamentarci di tutto quello che ancora non possediamo.
Questa gente e' ricca di animo e non c'e' cosa piu' preziosa al mondo.
E con questa frase quasi saggia, direttamente da un internet point, passo e chiudo la línea!
Siamo solo all'inizio e queste persone meritano molto di piu' che un semplice sorriso!
Nadia
domenica 22 settembre 2013
Nadia - Tutto o Niente
Dopo aver girato Los Angeles e aver passato quasi 4 ore su un pullman con aria condizionata a palla per arrivare alla soleggiata e tranquilla San Diego, eccoci qui a dover salutare questa pazza America!
Siamo pronti a lasciarci alle spalle la ricchezza e l'eccesso degli americani per tuffarci completamente nel caos messicano.
Il tanto atteso Messico finalmente è arrivato!
Si beh, per sentito dire non ha una grande reputazione, diciamo che delinquenza e violenza sono sintomi purtroppo presenti in questo paese e, proprio per questo motivo, l'ansia non mancava nel superare la frontiera.
Non ne avevo mai attraversata una a piedi, ma è proprio così che ti rendi davvero conto di quanto due paesi estremamente vicini possano essere così completamente diversi; lo stile di vita, la gente, le case, il paesaggio... E' bastato solo un ponte, una frontiera per entrare in un "nuovo mondo".
L'impatto è stato davvero forte; gente che ti assale per venderti qualsiasi cosa, bambini che si avvicinano per chiederti qualche soldo, cani affamati alla ricerca di cibo ai piedi dei bidoni della spazzatura, e pensare che solo qualche minuto prima eravamo circondati da villone con giardino e suv raggianti.
E' proprio vero che nella vita c'è chi ha tutto e chi non ha niente.
Nonostante il "trauma" iniziale davanti ad una realtà fuori da ogni comune pensiero, questo posto mi ha davvero colpita...
Tijuana, per quel poco che ho visto, mi ha affascinato.
E', senza dubbio, un mondo da scoprire...
Siamo pronti a lasciarci alle spalle la ricchezza e l'eccesso degli americani per tuffarci completamente nel caos messicano.
Il tanto atteso Messico finalmente è arrivato!
Si beh, per sentito dire non ha una grande reputazione, diciamo che delinquenza e violenza sono sintomi purtroppo presenti in questo paese e, proprio per questo motivo, l'ansia non mancava nel superare la frontiera.
Non ne avevo mai attraversata una a piedi, ma è proprio così che ti rendi davvero conto di quanto due paesi estremamente vicini possano essere così completamente diversi; lo stile di vita, la gente, le case, il paesaggio... E' bastato solo un ponte, una frontiera per entrare in un "nuovo mondo".
L'impatto è stato davvero forte; gente che ti assale per venderti qualsiasi cosa, bambini che si avvicinano per chiederti qualche soldo, cani affamati alla ricerca di cibo ai piedi dei bidoni della spazzatura, e pensare che solo qualche minuto prima eravamo circondati da villone con giardino e suv raggianti.
E' proprio vero che nella vita c'è chi ha tutto e chi non ha niente.
Nonostante il "trauma" iniziale davanti ad una realtà fuori da ogni comune pensiero, questo posto mi ha davvero colpita...
Tijuana, per quel poco che ho visto, mi ha affascinato.
E', senza dubbio, un mondo da scoprire...
venerdì 20 settembre 2013
Ivano - Red apple falls
20 settembre 2013. Los Angeles. Foschia fuori dalla finestra e puzza di piscio di gatto nella camera 226 del Motel al di qua del vetro. Sono le otto e un quarto. La città è attiva già da un'ora o due. Si sveglia lenta, si sveglia con un sole che non rimane nascosto fino alle 10.00, e quando si sveglia fatica poi a riaddormentarsi. Al di là del vetro odore di fritto e olio bruciato. Il paradiso dei fast-food. Gli angeli fanno code sino dal mattino ai drive-in. Alle nove hanno già fame e pretendono che il loro stomaco venga saziato. Gli angeli sono per lo più neri e tondeggianti. Ciondolano per le strade senza una meta apparente, e se non possono ciondolare siedono su carrozzine elettriche o spingono carrelli, aiutati da bombole di ossigeno e antidolorifici. A volte gli angeli sono bianchi, ma in quel caso si premono le mani sulle tempie nei parchi, e un fine rivolo di bava cade loro dalla bocca portando con sé gli incubi dell'ero. Gli angeli veri noi non li vediamo. Hanno i loro quartieri loro. Passano veloci su suv dalle rote grosse come casse toraciche, o su bmw luccicanti, e porsche, e lotus, e quelle marche di macchine che uno vede raramente e che qui sono la norma. Alle finestre non si affacciano. Il loro paradiso è vicino al cielo ma protetto da solide mura e vetri a specchio.Le loro vite sono così distanti dal mondo reale che viene da chiedersi se ci sia davvero un centro di gravità comune, e se Newton avesse davvero ragione.
Red apple falls
Ivano
mercoledì 18 settembre 2013
Nadia - NEXT STOP LOS ANGELES
24 ore tra voli,cambi, scali e piccoli imprevisti per arrivare dall'altra parte del mondo.
Il mio primo viaggio con zaino in spalla è cominciato da malpensa, per arrivare dopo 9 ore a New York. Da quel momento avevamo 5 ore di scalo per riuscire a cambiare aeroporto per prendere il volo che ci avrebbe portato a Los Angeles, ma ecco che arriva il bello..
Un ora è stata persa per il lungo controllo dei passaporti, con l'agente che insistentemente continuava a ripetermi che quella nella foto del passaporto non ero io, e il resto del tempo l'abbiamo perso tra metro, treni e imprevisti; ora vi racconto meglio..
Abbiamo recuperato i nostri zaini e abbiamo preso un piccolo trenino, per farvi rendere l'idea, simili ai treni panoramici che si trovano nei grandi parchi divertimento, e siamo arrivati nella stazione di cambio dove, per merito di un altro treno,saremmo dovuti arrivare all'altro aeroporto in circa due fermate, ma ecco il piccolo imprevisto..
Dal momento che il treno ci metteva un pò ad arrivare abbiamo chiesto a un agente li vicino ulteriori informazioni e con aria quasi sorpresa, o meglio scioccata questo ci risponde praticamente che da li era impossibile raggiungere l'aeroporto, dovevamo prendere la metro e scendere a Penn station.
Come suggerito dall'agente non perdiamo tempo e scendiamo in metropolitana e ci rendiamo conto solamente dopo essere a bordo che dal nostro arrivo ci separano solamente 11 fermate, considerando che dopo 15 minuti ne avevamo fatte 2 eravamo sulla buona strada per perdere il volo!
Il tempo scorreva e dopo quasi 40 minuti di metropolitana, affiancata per tutto il tempo da un ragazzo completamente addormentato con tanto di bocca spalancata e un qualcosa che gli penzolava dal labbro, siamo arrivati!
La stazione era enorme, c'erano tantissimi cambi, binari e una sala d'attesa gigantesca, con tantissime persone fisse a guardare lo schermo con gli arrivi dei treni, con il piede di guerra sempre pronto a scattare per leggere il loro binario in tempo.
Qui vanno tutti di fretta, penso che nell'attesa abbia preso piu spintoni io di un sacco da box durante l' ora di kick boxing.
Tutti andavano a destra a sinistra e noi immobili a fissare il fatidico schermo, ma ecco che il nostro treno viene sostituito da una bellissima parola; Stand by.
incredibile!
Il tempo passava, o meglio, volava e il volo era sempre piu vicino alla partenza, e cosi lontano da noi. L'ansia si faceva sentire, ma sinceramente a me poco importava, non di perdere il volo sia chiaro, ma di tutto il resto, eravamo nella Grande Mela! Mi bastava quest idea per essere gasata ed emozionata anche se per il momento l'America la stavo vedendo nelle vie sotterranee della metro in compagnia del famoso ragazzo addormentato!
Ecco che viene indicato il binario, tra spintoni, corse, e gomitate siamo saliti sul treno. Dovrebbero separarci solamente 3 fermate stavolta, ma non sappiamo bene se queste 3 fermate debbano essere paragonate a quelle infinite della metro o meno.
L'ansia comunque aumenta, per fortuna a sdrammatizzare il tutto c'è la voce del capotreno, forse donna o forse uomo ancora non l ho capito, ma con un accento davvero incompresibile che sbiascicava parole quasi fosse ubriaco/a.
Tra risate e preoccupazioni eccoci arrivati, ormai al volo manca poco piu di un oretta e non contenti veniamo a sapere che il nostro gate è il piu lontano di tutti, quindi prendiamo nuovamente il famoso trenino dei parchi divertimento e tirati tirati, arriviamo di corsa a fare il check-in.
Il destino non sembrava dalla nostra parte, ma ce l abbiamo fatta!
Un pò al limite devo dire, ma siamo riusciti a prendere il volo per Los angeles!
Distrutti dal fuso orario, nemmeno il tempo del decollo e siamo crollati in un sonno profondo.
Bè che dire, direi che come inizio non c'è male e poi un viaggio senza imprevisti non è da considerare propriamente un viaggio quindi direi che il nostro è partito proprio alla grande!
E poi gente..siamo in America!!!
Nadia
Il mio primo viaggio con zaino in spalla è cominciato da malpensa, per arrivare dopo 9 ore a New York. Da quel momento avevamo 5 ore di scalo per riuscire a cambiare aeroporto per prendere il volo che ci avrebbe portato a Los Angeles, ma ecco che arriva il bello..
Un ora è stata persa per il lungo controllo dei passaporti, con l'agente che insistentemente continuava a ripetermi che quella nella foto del passaporto non ero io, e il resto del tempo l'abbiamo perso tra metro, treni e imprevisti; ora vi racconto meglio..
Abbiamo recuperato i nostri zaini e abbiamo preso un piccolo trenino, per farvi rendere l'idea, simili ai treni panoramici che si trovano nei grandi parchi divertimento, e siamo arrivati nella stazione di cambio dove, per merito di un altro treno,saremmo dovuti arrivare all'altro aeroporto in circa due fermate, ma ecco il piccolo imprevisto..
Dal momento che il treno ci metteva un pò ad arrivare abbiamo chiesto a un agente li vicino ulteriori informazioni e con aria quasi sorpresa, o meglio scioccata questo ci risponde praticamente che da li era impossibile raggiungere l'aeroporto, dovevamo prendere la metro e scendere a Penn station.
Come suggerito dall'agente non perdiamo tempo e scendiamo in metropolitana e ci rendiamo conto solamente dopo essere a bordo che dal nostro arrivo ci separano solamente 11 fermate, considerando che dopo 15 minuti ne avevamo fatte 2 eravamo sulla buona strada per perdere il volo!
Il tempo scorreva e dopo quasi 40 minuti di metropolitana, affiancata per tutto il tempo da un ragazzo completamente addormentato con tanto di bocca spalancata e un qualcosa che gli penzolava dal labbro, siamo arrivati!
La stazione era enorme, c'erano tantissimi cambi, binari e una sala d'attesa gigantesca, con tantissime persone fisse a guardare lo schermo con gli arrivi dei treni, con il piede di guerra sempre pronto a scattare per leggere il loro binario in tempo.
Qui vanno tutti di fretta, penso che nell'attesa abbia preso piu spintoni io di un sacco da box durante l' ora di kick boxing.
Tutti andavano a destra a sinistra e noi immobili a fissare il fatidico schermo, ma ecco che il nostro treno viene sostituito da una bellissima parola; Stand by.
incredibile!
Il tempo passava, o meglio, volava e il volo era sempre piu vicino alla partenza, e cosi lontano da noi. L'ansia si faceva sentire, ma sinceramente a me poco importava, non di perdere il volo sia chiaro, ma di tutto il resto, eravamo nella Grande Mela! Mi bastava quest idea per essere gasata ed emozionata anche se per il momento l'America la stavo vedendo nelle vie sotterranee della metro in compagnia del famoso ragazzo addormentato!
Ecco che viene indicato il binario, tra spintoni, corse, e gomitate siamo saliti sul treno. Dovrebbero separarci solamente 3 fermate stavolta, ma non sappiamo bene se queste 3 fermate debbano essere paragonate a quelle infinite della metro o meno.
L'ansia comunque aumenta, per fortuna a sdrammatizzare il tutto c'è la voce del capotreno, forse donna o forse uomo ancora non l ho capito, ma con un accento davvero incompresibile che sbiascicava parole quasi fosse ubriaco/a.
Tra risate e preoccupazioni eccoci arrivati, ormai al volo manca poco piu di un oretta e non contenti veniamo a sapere che il nostro gate è il piu lontano di tutti, quindi prendiamo nuovamente il famoso trenino dei parchi divertimento e tirati tirati, arriviamo di corsa a fare il check-in.
Il destino non sembrava dalla nostra parte, ma ce l abbiamo fatta!
Un pò al limite devo dire, ma siamo riusciti a prendere il volo per Los angeles!
Distrutti dal fuso orario, nemmeno il tempo del decollo e siamo crollati in un sonno profondo.
Bè che dire, direi che come inizio non c'è male e poi un viaggio senza imprevisti non è da considerare propriamente un viaggio quindi direi che il nostro è partito proprio alla grande!
E poi gente..siamo in America!!!
Nadia
Iscriviti a:
Post (Atom)