Prendi il trufi 233 fino alla piazza principale di Sacaba
poi due quadre fino al banco Union, gira a destra e sei arrivato. Ottimo, non
sembra difficile. Ah il trufi è un taxi collettivo che segue una tratta
stabilita, di solito è un minivan che carico porta anche 17/18 persone.
Arrivo fino al
cavalcavia vicino al rio Rocha, non lontano dal Cristo de la Concordia, ed aspetto il trufi che dopo qualche minuto
arriva già carico di gente. Passo i primi minuti in piedi con la schiena
piegata fino a quando una bambina si stringe un pochino e mi fa sedere. Mentre
viaggiamo chiedo gentilmente all’autista se può indicarmi la mia fermata, p.zza
principale di Sacaba, purtroppo mi sento rispondere che il trufi su cui viaggio
semplicemente va a Quillacollo. Ottimo! Comunque gentilissimo l’autista mi
spiega che devo prendere il 233 verde (colore del numero). Scendo lungo la
strada, dove mi viene indicato ed attendo il 233 verde, che è anche il colore
della speranza. Speranza di arrivare!
In lontananza vedo il ‘mio’ minivan, alzo il braccio,
l’autista accosta e chiedo, per essere sicuri, se passa per Sacaba e la sua
piazza. Con un piccolissimo accenno del volto mi conferma la destinazione, apro
il portellone, entro e partiamo. Mi siedo accanto ad una bambina e a sua madre
alla quale chiedo, con il mio spagnolo sempre meno ridicolo, di avvisarmi
quando arriviamo alla piazza principale di Sacaba, gentilissima risponde che è
anche la sua fermata. Meglio di così?
Arrivati alla piazza scendo dal trufi, pago e seguo le istruzioni.
Due quadre fino al Banco Union poi giro a destra in una strada polverosa e
cammino fino ad uno stadio, quasi totalmente disorientato, chiedo ad una donna
che prepara cibo di strada se conosce il luogo dove sto andando, per fortuna lo
conosce e mi indicata la strada così sano e salvo arrivo all’hogar gestito dalla hermana Maddalena.
Due parole veloci su questo hogar giusto per farvi capire dove sono. È un hogar (casa) che accoglie bambine che vanno dai quattro ai diciotto
anni. Tutte orfane o abbandonate. Il mio ruolo in questo luogo sarà duplice,
sarà un esperienza di campo, di lavoro pratico con le bambine e allo stesso
tempo un lavoro di studio su come funziona, sotto tutti gli aspetti, un luogo
come questo.
Entro nell’Hogar e
subito dopo aver salutato l’Hermana
Maddalena, vado nell’aula dove una ventina di bambine tra i quattro ed i dieci
anni stanno facendo varie attività aiutate da una maestra. Saluto tutti ed
indirizzato dall’insegnante mi siedo vicino a Belen impegnata a fare i compiti
di matematica. Butto l’occhio sul quaderno e vedo cinque divisioni da risolvere
tutte con tre cifre al divisore più la prova del nove! PANICO; non ricordo come
si risolvono, non ho mai imparato la prova del nove (ho sempre fatto la
moltiplicazione come prova) e devo controllare eventuali errori e correggerli
spiegandomi in spagnolo. Dopo un paio di minuti e qualche Klinex per asciugarmi
il sudore, ovviamente freddo, recupero in un cassetto molto nascosto della mia
memoria tutte le informazioni che mi servano e insieme a Belen risolviamo tutte
le divisioni. Per onestà intellettuale è stata bravissima e quasi non ha avuto
bisogno del mio aiuto.
Finito il momento compiti si va tutti in giardino a giocare,
chi sulle giostrine, chi con l’elastico e chi si arrampica sul castello.
Ovviamente ho portato con me i palloncini modellabili certo che ai bambini più
o meno piccoli sarebbero piaciuti. Ma come provare a gestirle tutte ed
interagire con loro nello stesso momento? Semplice. Prima gonfio un pallone per
ogni bambina e poi insieme a loro, passo dopo passo, creiamo la figura che per
semplicità operativa è un cagnolino. Facile? Ovvio che no! Per fortuna in mio auto
c’erano delle ragazze che una volta imparato anche loro come modellare il palloncino
hanno aiutato le bambine a creare il proprio perrito. Tutto è filato liscio a parte qualche pallone esploso e la
pompa quasi distrutta, ma poteva andar peggio.
Purtroppo arriva il momento di andare, saluto tutti con la
promessa di tornare presto (il giorno dopo) e mi avvio verso casa.
Ripercorro al contrario le indicazioni partendo dallo
stadio, al banco Union giro a sinistra, percorro due quadre ed arrivo nella
piazza principale. Aspetto il ‘mio’ minivan 233 verde con una piccola
sensazione di benessere e qualche cosa su cui riflettere, fumerei una sigaretta
ma non le ho più. Lo vedo arrivare e come prima alzo il braccio, lui si ferma,
io salgo e ripartiamo.
Via verso casa pensando alle bambine più piccole, tutte hanno
voluto tre cagnolini.
Un padre, una madre, un figlio/a.