mercoledì 25 dicembre 2013

Auguri natalizi e bilancio attività 2013

Carissimi amici del The Circle Project Lab,
nell’augurarvi il meglio da queste feste, vorremmo condividere con voi il lavoro e le condizioni affrontate in questo 2013 di sfide , con un occhio ottimista e determinato per quello che sarà il 2014.
il 2013 è stato l’anno della nascita e della messa in gioco. Creare da zero un’associazione e proporre sin dal principio una nuova metodologia e un’applicazione concreta in ambito internazionale è stato per molti un atto “folle” e per noi una sfida.
Dopo quasi quattro mesi di ricerche e lavoro sul campo, tra salite e rapide discese possiamo fare una piccola sintesi di quanto proposto in terra messicana:
  • Una miglior organizzazione e potenziamento dell’equipe operativa del CPL nel suo primo anno di vita come A.P.S. italiana;
  • La formulazione e l’avvio di un progetto pilota in cinque paesi del continente latinoamericano e il consolidamento di azioni mirate alla ricerca e al lavoro su campo in Messico;
  • Validità del modello metodologico proposto dal CPL e formulazione di studi comunitari e di inchieste particolari dal punto di vista qualitativo e partecipato;
  • Ambizione e innovazione nel conoscere e affrontare nuove metodologie di lavoro locale e nuovi scenari di vulnerabilità e l’intervento che offrono spunti e riflessioni su possibili attività in Europa e in Italia:
  • Nuovo significato della cooperazione in un ottica comunitaria e inclusiva;
  • L’impatto del CPL nella promozione e formazione di reti solidarie attive in Baja California, Distrito Federal, Oaxaca, Chiapas, Guanajuato e Michoàcan che permettono un accesso ai servizi da parte dei beneficiari del progetto; l’idea che anima il nostro lavoro è quella di pervenire a una risposta concreta alle problematiche attraverso un lavoro e una progettazione comunitaria e inclusiva;
  • Sviluppo di reti a livello locale, nazionale e internazionale con specifico riguardo alla donna, all’infanzia e all’adolescenza, alle persone in movimento (Rifugiati, migranti, deportati, transmigranti e richiedenti asilo), alle persone con disabilità e alle comunità rurali o marginalizzate;
  • Il lavoro di campo nel complesso stato del Michoàcan dove abbiamo potuto appoggiare direttamente in termini di organizzazione e struttura, alcune associazioni locali e dove abbiamo contribuito alla costruzione di una rete polifunzionale di aiuto.
Non sono mancati i problemi e i passaggi a vuoto. La Repubblica messicana è stata un vero e proprio complesso scenario lavorativo dove la violenza, l’insicurezza, i conflitti sociali e le manovre politiche presenti in maniera determinante quest’anno, hanno viziato una parte del nostro lavoro.
Ciò è in parte dovuto alla mancanza di fiducia che alcuni attori locali hanno avuto nei nostri riguardi, in quanto associazione condotta da giovani stranieri che propongono nuove dinamiche di intervento sulla base delle necessità dei beneficiari diretti. Avremmo inoltre dovuto rispondere alle questioni di maggiore impatto tuttavia, per i limiti oggettivi dovuti all’organizzazione di un lavoro fuori dalla madre patria e un’equipe molto ristretta di lavoro, abbiamo dovuto focalizzarci su determinati aspetti e azioni concrete. Questa realtà ha inevitabilmente ridotto la nostra capacità di vincolarci con oltre ONG o di partecipare in modo più tempestivo a bandi o a patrocini di varia natura.
Per tutto questo, partendo dal lavoro realizzato in questo 2013, siamo felici di aver condiviso con voi una parte di una strada tutta da percorrere. Di tutto quello che abbiamo imparato e che impareremo, metteremo in campo sforzi e competenze per un 2014 di lavoro e di creatività che ci permetta di consolidare e rinforzare ciò che stiamo proponendo e realizzando per tutte quelle persone che richiedono, qui come altrove, un compromesso differente.
E’ in questo complesso motivante e scenario che allarghiamo le braccia aprendo la porta a tutti coloro che vorranno condividere con noi un nuovo approccio alla relazione di aiuto.
Abbracciandovi in modo sentito e sincero, vi auguriamo un felice natale e un coraggioso 2014!
L’Equipe CPL
The Circle Project Lab A.P.S
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The Circle Project Lab è un’Associazione di Promozione Sociale che opera dal 2013 in progetti comunitari inclusivi a livello locale, nazionale e internazionale. La sua missione è quella di promuovere la partecipazione attiva dei beneficiari in tutte le fasi della relazione di aiuto ( persone in movimento, infanzia, adolescenza, donne, disabilità e comunità locali), all’interno di un nuovo processo di cooperazione allo sviluppo gestito da una rete locale consapevole e polifunzionale, autoreferenziale, meno assistenzialista e dipendente da dinamiche esterne. L’Associazione lavora ponendo particolare enfasi nella promozione di una migliore integrazione locale attraverso il coinvolgimento di un ambiente rispettoso e solidale, sotto l’egida della diffusione di una cultura dell’aiuto basata sul rispetto degli attori, dell’etica e della sostenibilità che genera un impatto sociale reale e permanente.  
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lunedì 23 dicembre 2013

Francesco - Cadute e Rinascite




Rendere indipendente chi non vuole esserlo fino in fondo e' giusto?

Ringraziamo Luca per aver condiviso con noi questa riflessione.

La verita' e' che questi sono tempi di forte perturbazione. 
Parliamo di cooperazione. Cooperare significa contribuire attivamente al conseguimento di un fine.

jusq' ici tout va bien.

Il problema e' il soggetto, ovvero il protagonista. Chi coopera? 
Centralizzo, decentralizzo, dono, partecipo, organizzo, strutturo, lascio, valuto, costruisco, demando, penso.
Verticale, orizzontale, diacronico, sincronico, dal fondo, dall'alto.
Sembrerebbero flussi di parole senza logica poste dentro una cornice che via via perde di significato e si discosta dall'origine: AIUTARE L'ALTRO.

Ma cosa vuol dire aiutare? Chi aiuta? perche'?

Aiutare significa tendere la mano a una persona che a causa della fragilita' o della condizione di vulnerabilita' che vive sulla propria pelle si ritrova in una situazione di stallo o per meglio disegnare, al centro e destinataria di uno o piu' problemi. 

Come la aiuto? 

Mi avvicino a lei e leggo le sue necessita'. Come lo faccio e' tutto un programma e spetta a me scegliere il canale giusto: introietto, chiedo, giudico,vivo la biografia, analizzo la realta', instauro un legame empatico o propendo per la professionalita', vado dritto al particolare o mi basta il panorama, etc.etc.etc.(come se gli altri dettagli fossero meno determinanti).
Questo passaggio mi dice chi sono, che partito scelgo e se posso arrogarmi il diritto di AIUTARE. Non solo, la lettura mi dettera' l'agire pratico. 

Dalle necessita' esce una sintesi: l'unione di piu' problemi genera lo stallo e la vulnerabilita'. Soluzione? risolvere i problemi. 
Posso risolverli tutti? 

Ovviamente no, per il semplice fatto di non essere un semi-dio e poiche' dovrei avere competenze mirate alla soluzione di determinate classi di problematicita'.

Parto quindi dal mio pezzo. Coopero
Qui sorge il dilemma pratico: che ruolo attribuisco alla persona che vive il problema? 
Avrei dovuto pensarlo qualche riga fa. 
Se faccio tutto io, lei dipendera' in toto da me e dall'esito concreto delle mie azioni e delle mie priorita'. Se fa tutto lei, mi limito a dare una visione da fuori e un aiuto in caso di... ma allora non si giustificherebbe la richiesta di auto e la mia presenza.
Richiesta di aiuto??? Non dovevo toccare questo tasto. 
Sono stato realmente richiesto oppure volevo essere li', a tutti i costi presente? 
Voglio pensare di esserci (e con me tutti gli attori del no-profit) per esplicita e volontaria richiesta di aiuto e di cooperazione. Mi suona difficile e un tantino irreale eppure ci provo.
A questo punto dovrei pensare al mio pezzo insieme alla persona, stabilendo chi, cosa, quando, dove e come. Poi, attuare insieme azioni precise secondo tempistiche precise e valutare il tutto per vedere intoppi e successi. Infine, dovrei levare le tende se e solo se ho cooperato bene e lasciare che altri, per le competenze "reali" delle quali dispongono, facciano altrettanto, per risolvere gli altri tasselli problematici.
Alla fine, se tout va bien, tutti a casa e la persona sola, indipendente a gestire il consolidamento della sua strada per il benessere. 
E se non vuole?
Dico, se e' sempre stata abituata a chiedere e mai ad agire per motivi storici, culturali, religiosi, famigliari e personali, o se semplicemente pensa di non disporre di tutte le forze e conoscenze necessarie nonostante realmente le abbia acquisite nel tempo, che cosa succede? 
E se fosse anche il frutto di cattivo aiuto promosso, prodotto ed esportato dai professionisti dell'aiuto?
E se fossero entrambe le cose?
La verita', per concludere, e' che aiutare e' un atto cosi' semplice e naturale e come tutte le cose semplici non sappiamo cosa farcene sino a quando non le rendiamo impossibili e improbabili. 
Ora che la storia batte quotidianamente il suo verbo sulle nostre sempre piu' precarie vite, noi, quelli che aiutano o quelli che vengono aiutati, dobbiamo apprendere come far ritorno alla semplicita'.

Ci vuole fiducia.

Francesco.