sabato 20 settembre 2014

Claudia - 17/09/2013- 18/09/2014



"365 giorni per attraversare via terra un continente.
Da Tijuana a Capo Horn"

E' con questa promessa che un anno fa si apriva la pagina di Frontera Latina.
Ebbene, allora iniziavate a leggere le nostre prime righe scritte dalla moquette polverosa di un motel periferico di Los Angeles.
Oggi, potete leggerci dal freddo pungente di Ushuaia, la fine del mondo, giusto di fronte a Capo Horn.
Seppur con un giorno di ritardo, possiamo dire di aver mantenuto la promessa.

32572 km, a consumarci le suole.
13 Paesi vissuti.
86 cittá/case.
17 frontiere calpestate (e nei modi piu' disparati: passando per fiumi, ponti pericolanti, deserto e vento, mare).
12 reti di lavoro attivate.
6 micro-progetti conclusi.

Lo zaino ormai pesante, quanto tutti i pensieri,le esperienze e le lezioni di vita raccolte in questo anno.
Come dice Magris, "viaggiare significa fare i conti con la realtá ma anche con le sue alternative, con i suoi vuoti, con la storia e con altre storie".

Dallo scampato naufragio tra Panama e Colombia, al terremoto di Managua.
Dal coprifuoco di San Salvador a tutte le mani tese e le porte aperte delle persone che ci hanno aiutato durante il cammino.
Dalla vita senza acqua a San Carlos de Nicaragua, agli ostelli famigliari dove si griglia tutti insieme alle 3 di notte.
Dai paesaggi tanto belli da farti commuovere, alla crudele realtá che non puo' non fare a pugni con la tua coscienza.
Dalla nostra storia a quella degli altri; di chi é fuggito, di chi é tornato; di chi non sa cosa fare; di chi soffre; di chi é solo; di chi é forte; di chi non ha scelta.

Immagini, culture, costumi, attenzioni che si mescolano al dolce tocco dei sensi.
Dalla magia del giorno dei morti in Messico, alla festa del paese Colombiana.
Dalle sfilate a suon di banda boliviane ai preparativi della festa patria in Cile.
Dal profumo dei tacos al sapore irresistibile delle empanadas.
Dal cibo di Gesú dell'hermana Cherubina, al caffé italiano dell'hermana Bruna passando per le pizze preparate in Seminario insieme a padre Sergio e ai ragazzi la Domenica sera sullo sfondo del meglio degli U2.


Seguendo con Magris,  "il viaggio scopre non solo la precarietà del mondo ma anche quella del viaggiatore"
Siamo, forse, stati meno viaggiatori di quel che pensavamo.
Sicuramente, pero, oltre a scoprire tutte le insicurezze dei luoghi che abbiamo attraversato, abbiamo inevitabilmente scoperto le nostre.
La nostra vulnerabilità, che ci ha fatto mettere a nudo, rispecchiandoci nel cammino in tutto quel che abbiamo avuto il privilegio di assaporare, sfiorare, vivere.
Tra sorrisi persi, e ritrovati; tra rimesse in gioco e evoluzioni continue, ci siamo spinti molte volte (e continuiamo a farlo) oltre i nostri limiti, oltre le nostre frontiere che mutano piegate dal tempo e dagli eventi.

Quel che é certo é che, come sempre avviene in casi del genere, si prende molto piu' di quanto si da.
E tutto quello che ti resta dentro, che ti porti con te, come ricordi indelebili e preziosi in qualche modo ti rende diverso.

Claudia