venerdì 18 aprile 2014

Francesco - Nicaragua clandestino

uno.
La casa del Migrante di San Carlos e' una fogna. 
E' la nostra casa.
Spazzatura fermentata, lamiere e legna che piu' sottile del cartongesso non si puo' a delineare la camerata delle donne, quella degli uomini e infine quella dei gesuiti. La nostra.
E poi l'acqua: arriva alle 7 a.m. ,muore alle 9 a.m e ti ritrovi a dipendere dai  catini. Secchiate d'acqua per lavarti i panni, per far sparire i tuoi bisogni dal bagno/latrina e, infine, stesse secchiate per la doccia. Massima stima per la duttilita' del catino cosí' come quella del migrante che per sua ragion d'essere deve abituarsi a tutto meno che a veder riconosciuta la sua dignita'. 

due.
14 ore di barca ammassati su sedili in plastica identici a quelli degli stadi. Partanza da San Carlos ore 6.a.m con destinazione la fine del mondo. Il Rio San Juan e' la frontiera per eccellenza: parte da un lago e arriva nell'oceano Atlantico. 200 km di fitta giungla, uccelli, pesci e alligatori. Lato sinistro (se si viaggia da S.C.) il Nicaragua e il suo esercito che ferma la barca a ogni posto di blocco. Lato destro, la via di fuga clandestina verso l'eldorado: la per niente sorvegliata terra della Costa Rica. Migrare e' normale, e' storia di queste terre dimenticate. E' talmente normale che la stessa polizia di frontiera nicaraguense ti indica 30 posti ciechi (le terre non sorvegliate da ambo i paesi) dove tutti passano. Tutti sanno e noi assistiamo allo show. La barca piena che inizia la sua via crucis. A ogni stazione c'e' un gruppo, una famiglia, una persona che con fagotti e valigie si fanno lasciare in un punto qualunque del fiume; dico qualunque perche' non c'e' niente almeno che non si parli della vegetazione o dei land rover dei polleros costaricensi che aspettano di "aiutare" queste persone con un servizio di traslado illegale pagato fior fiori di cordobas, colones o dollari che sia.

tre.
A San Juan de Nicaragua ci arrivi con la barca o con l'aereo. E' sola, torrida e dannata. Non ci sono macchine perche' dove diavolo devi andare qui! Casette in legno, passerelle in cemento a far da strade (rialzate perche' quando piove si allaga tutto) cocco, cocco e ancora cocco. Io mangio il pane al cocco e faccio gara con una bambina a bere latte di cocco. Un centro di salute, un ufficio migrazione, il comune, un solo posto per internet, le chiese e stop. Il cibo costa caro (a parte il cocco tutto il resto arriva via fiume o mare con conseguente costo di trasporto), per cambiare un assegno devi assentarti  tre giorni da casa e se stai davvero male puoi scegliere di morire, viaggiare per fiume o trovare aiuto oltre il mare, in Costa Rica. La pop e' multietnica come in tutto il Caribe continentale: Mestizos, Garifuna (Rama) creoli e indigeni. Quasi tutti hanno la doppia cittadinanza (Nica-Costa Rica), poiche' nati negli ospedali oltre frontiera. Nel 1990, alla fine della guerra, l'UNHCR ha scelto questo posto per collocare i profughi di rientro dal Costa Rica. Prima di quella data, soltanto un microscopico villaggio di 11 case e 4 cimiteri sorto nella notte dei tempi. Di dove sei? Non puoi tornare lí, non e' sicuro. Vai a vivere a San Juan. 
Da qualunque parte stavi, prima, durante e dopo la guerra non avevi scelta: tutti nel paradiso tutto natura, coesione e condivisione (a detta del sindaco) con piccoli problemi sorti come note a pie' di pagina: alcolismo, violenza, disoccupazione e narcotraffico che arriva via mare e trova qui il suo giusto riparo e smistamento (con consumo in loco compreso nel pacchetto).

quattro.
Se venite in Nicaragua non dite che non ve lo avevo detto:
-si mangia gallo pinto (riso con fagioli neri) con chips di banana fritte, insalata di cavolo e, variando, carne, pollo, maiale (alternare il tutto per i tre pasti quotidiani, tutti i giorni)
- prendere lezioni di toponomastica avanzata prima di partire. Le vie non hanno nomi, soltanto riferimenti. Vuoi andare da tizio? all'ospedale Bautista, una cuadra in giu', una direzione lago e poi mezza a oriente. Non sto scherzando, si scrive cosí.
- se sei su un bus dei polli o su una barca, puoi comprare il cibo direttamente dal finestrino. Si mangia tutto con le mani, ci si pulisce con gli indumenti e si beve da un sacchetto di plastica.
-all'ora della telenovela si ferma il mondo.

Cinque. (e con questo finisco di contare per non sparar cazzate)
Il Nicaragua e' terra cristiana, socialista e solidaria. Non lo dico io e non dovete neppure ricordarvelo troppo.
Lo troverete scritto, disegnato e stampato ovunque. 
Francesco

domenica 13 aprile 2014

Francesco - il peso del ritorno

Dovrei raccontarvi la trilogia della guerra  e il seguito dei dogs visti e vissuti in El Salvador. A breve lo faro'. 
Per mala o buona sorte devo fare un balzo in avanti nel tempo e nello spazio per raccontarvi la storia di un ritorno difficile e tutto quello che e' successo in seguito.

Quante cose cambiano in tre anni? 
Tre anni fa' avevo amicizie, lavoro e casa  che oggi non ho. Non ero sposato e non pensavo di imbarcarmi in una vuelta al Mundo in sella a una associazione da me creata. Ero un'altra persona questo e' certo. Ma cio' che lo e' ancor di piu' e' che gia' all'epoca erravo alla ricerca di molte cose. In questo lungo vagabondare arrivai con una meta in Nicaragua e ne uscii presto con in grembo un trauma e una sconfitta. Neanche Il tempo di metter piede nella capitale Managua che venni sequestrato, accoltellato, derubato, pestato e lasciato sul bordo di una strada anonima tanto quanto quel sabato di luglio e quella persona che vi giaceva inerme e spaventata. Il resto fu' cronaca di un altro blog. 

Non vi nascondo che volevo tornarci. Avevo bisogno di saldare un conto ma non cercavo a tutti i costi di saldarlo. In tre anni tutto cambia e ora non sono il solo a errare.

Abbiamo lasciato Citta' del Messico con l'idea di cadere dentro il gorgo della migrazione e della tratta della persona. In Belize e in Guatemala abbiamo conosciuto da vicino i motivi di del migrare. In El Salvador ci siamo abbattuti contro i traumi del post-guerra. Poi venne Caritas Nicaragua e la proposta di fare un'indagine sulla migrazione. Luogo d'incontro manco a dirlo Managua. 
Non mi reputo un caghetto altrimenti non potrei sopravvivere a queste latitudini. Non sapevo cosa aspettarmi e non mi importava saperlo. Ero curioso di vedere le mie reazioni una volta sbarcato a Managua.
Ho iniziato a sudare freddo quando il bus manco a farlo di proposito ha svoltato giusto nella via dove fui assalito. Non credevo che avrei saputo riconoscerla. In quel momento ho rivissuto tutto. E' la fine, ho pensato...stai a vedere che anche questa volta esci sconfitto. Non temevo un altro assalto. quel che temevo era non riscattare la citta' e il paese nel mio vissuto. Solo a quel punto avrei riscattato anche me stesso. 
Niente da fare, non ho fiducia nel camminare per strada, mi dedico all'ordinario e non oso spingermi oltre il sicuro e il conosciuto. 
Fino a che non piomba il terremoto in citta'. Quello vero con l'epicentro a 20 km dalla capitale.
Alle 17.27 di Giovedí 9 Aprile 2014 il supermercato "la Colonial" del metrocentro era strapieno di persone dedite ai preparativi per la settimana santa. La terra ha tremato in un modo a noi sconosciuto. Ci siamo resi conto di quanto stava accadendo con colpevole ritardo rispetto ai volti e alle urla delle commesse davanti ai nostri occhi. Poi sparisce l'elettricita' e inizia il fuggi fuggi verso l'uscita. Il mondo si riversa nelle strade mentre in alcuni fatiscenti quartieri crollano le stamberghe. Inizia un lento esodo verso casa. Chi puo' prende la macchina, altri il bus, altri ancora dividono ogni taxi che passa nei dintorni. Nel giro di pochi minuti la citta' e' un gorgo di clacson e fanali. Tutti vogliono correre, nessuno si muove. Io che non volevo camminare molto in questa citta' (si sa mai che i grandi numeri colpiscano ancora) mi ritrovo a percorre al buio 6 km a piedi senza la ben che minima idea di dove andare. Non eravamo spaventati, in fondo non e' stato altro che questione di pochi secondi e sembrava non ci fossero danni catastrofici intorno a noi.
Quello che e' seguito poi e' storia di altri tremolii, di letti che si muovono, di notiziari socialisti che chiamano a raccolta la gioventu' sandinista e dichiarano allarmi dai vari colori.

Il Presidente Ortega spiega a tutti noi la differenza tra Richter e Mercalli. 
Io mi riprendo la mia storia e la mia Managua.

Il giorno dopo giriamo una citta' imperdibile. Il vecchio centro storico abbandonato in seguito al terremoto del '72, i viali sovietici che culminano in piazze con statue dedite alla cristianita' o alla rivoluzione sandinista. I murales si alternano alle istallazioni (quella di Chavez alla fine del paseo Bolivar e' la piu' imponente). Ovunque bandiere del fronte sandinista. Abbiamo pure la possibilita' di varcare accompagnati le porte del Barrio Dimitrov il quartiere piu' malfamato della citta' dove le strade asfaltate sono una rarita' e i tetti in lamiera troneggiano.
Cosa mi ero perso tre anni fa.
Ora vi scrivo da San Carlos cittadina di frontiera con il Costa Rica. Ci sono 34 gradi, non ci si puo' lavare perche' l'acqua arriva a scatti e viviamo ospiti di Caritas Nicaragua dentro l'albergo per i migranti. Lamiere, mosche e storie delle quali parleremo la prossima volta.
Francesco

mercoledì 2 aprile 2014

Francesco - Lost Dogs V: Dimensione Trans

A furia di vagare per i bassifondi qualche cosa la si deve pur imparare. 
Da un inferno a un altro senza passare dal via, eppure il panorama non cambia: filo spinato ovunque, lamiere e grate, i soliti fucili, il caos, il delirio, i suoni, le urla, la cora (la sporca pronuncia del quarto di dollaro), bimbi che dormono su casse di pomodori al mercato (tutto e' un mercato), elemosine con gli occhi cavati e cosi' dentro di un loop senza fine. 

San Salvador centro.

LGBT.
Lesbo, Gay, Bisex, Trans.

SIDA
Hiv.

Tutto inizia a Citta' del Messico, grazie a  Julio che lotta come un leone e mi ha schiaffeggiato con storie di straordinaria follia che per molti sono horror o fantasia, per lui vissuto e conseguenze. 
Volete sapere chi e'? rileggetevi  Amor tossico e ditemi voi.
Mi ha detto di iniziare da qui le ricerche. 
Siamo andati a trovare il collettivo Alexandría, ong di Transessuali per Transessuali, finanziata da USAID e Fondo Mundial. 

Sara´ lo stanzino, i 35 gradi o la presenza di tre trans e due gay che io inizio a sudare. 
Saro´mica omofobo? Di certo qualche tubú lo devo affrontare e qui mi rendo conto per N volte di quanto molto ancora devo capire e capirmi. 
Vediamo se ho imparato la lezione.

Gender/ Famiglia/ Salute/ Diritti/ Educazione/ Lavoro/ Morte

G: esistono gay, lesbische, trans uomini e trans donne. I primi e le seconde accettano il proprio corpo e sono attratti dallo stesso sesso. Possono piu' o meno essere femminili o mascolini ma mai vorranno modificare radicalmente il proprio corpo per dare un'altra espressione del genere. I trans scoprono il loro appellativo di categoria quando arrivano a non vivere dentro un corpo che oggettivamente non manifesta l'espressione di genere che vogliono (non ho osato chiedere perche' c'e' chi decide di tenersi gli attributi e chi no e ora me ne pento).

F: "volevo essere come mia mamma e le rubavo i vestiti". 
Poi la mamma lo scopre. 
C'e' chi comprende. C'e' chi vuoi o non vuoi e' tuo figlio. C'e' chi rinnega. C'e' chi da oggi finisci per strada. E poi il solito e immancabile machismo del tipo " le famiglie creano ed educano i figli a loro immagine e somiglianza e questo va avanti da generazioni. azzurro per i maschietti, rosa per le femminucce". 
I piatti  lavati finiscono sempre per essere di colore rosa.
Esiste Machismo nella comunita' LGBT? un neologismo come risposta; il gaytriarcato ("perche' un Gay, anche se passivo, certamente non vuole essere una donna").

S: Scopri e decidi di volere un altro corpo e risiedi in El Salvador. Non c'e' supporto psicologico e quando necessario, neppure la terapia psichiatrica. Ormoni, pillola anticoncezionali, estrogeni etc, si comprano senza ricetta in farmacia o al mercato. Se questi non bastano ti inietti di tutto: dall'olio al silicone. Se ancora non ci sei, ti fai operare oltre frontiera, meglio sud del Messico dove c'e' concorrenza tra i carnaioli a basso costo. Bene, finalmente sei Trans. Hai bisogno d'altro? Spera di no perche' se ti presenti in questo ( tuo nuovo stato) in ospedale, potresti essere cacciato/a, per ripudio, almeno che non rientri in quel 25% della categoria aventi come status addizionale quello di essere sieropositivo.

D: "ma chi vuole sposarsi! Chi vuole adottare? questi sono diritti per societa' che hanno per lo meno iniziato a parlare. Qui manca una legge contro il crimine di odio. Qui non ci sono casi di omicidio risolti. Impunita' totale." E poi l'identita'. Avere un corpo che non corrisponde alla tua carta di identita' e leggere un nome che non piu', non adesso ti appartiene e' un problema all'ospedale, a scuola, all'universita' (se hai letteralmente le "palle" di andarci per poi farti insultare dai professori), etc. Per quanto riguarda la strada, beh, li la carta di identita' non ti serve perche' ci pensano gli uomini a ricordarti chi sei. 
Un frocio, una checca, una mignotta buona a farmi un servizio.qui. ora. lo pretendo. gratis. 
C'e' chi si suicida dopo tutto.

E: Bullismo, lettera scarlatta affissa dalla famiglia, aspetto fisico, sopravvivenza = diserzione. 

L: Dato il qui sopra citato punto E, le opzioni sono due: A) scuola per estetisti. B) trabajo sexual /prostituzione. Se scegli A, farai la fame. Se scegli B, non avrai un capo ma dovrai versare 10 dollari al mese alla Mara e visto che sono 2  duplicherai l'esborso obbligato, non c'e' tratta ma dovrai rischiare di morire per un pazzo che viene con te e poi tira fuori la pistola e ti crivella con 10 colpi (e non si sa come ma sopravvivi e fingi di essere morta/o) o visto che non hai guadagnato e domani si paga l'affitto, accetti di non usare il preservativo e ti becchi l'HIV (ti fara' compagnia la moglie di chi ti ha fatto questo regalo ma ne' lei ne' tu lo saprete).

M: anche in questo blog non c'e' un lieto fine. Vorrei dirvi che il collettivo lavora bene sulla prevenzione e sull'educazione della comunita' trans, ma quanto scritto sin qui continua a prevalere.

Pensiamo di essere benpensanti e sani di mente mentre ci affacciamo su queste tragiche realta' e pensiamo alla devianza o a oscenita' ed etichette. Non ci accorgiamo pero', che esiste un concatenarsi di eventi, scelte e conseguenze che sí, partono dalla persona ma che poi appartengono e riguardano un solo colpevole: 
la societa'. 
Che poi nient'altro e' che la sommatoria di noi.
Francesco