venerdì 30 maggio 2014

Francesco - sobre la memoria y el olvido

Silenzio per favore. 
Quanti mondi si celano dietro (o dentro) al silenzio? 
Infinite storie perse in un tempo che cambia a seconda di chi lo vive in prima persona.

Prendete noi ad esempio. Che cosa e' successo rispetto all'ultima volta? 
Panama City e i suoi contrasti. 
Il Canale di Panama.
Due giorni persi in un mare torbido e sin troppo incazzato con noi e la nostra barchetta.
Il sud America dopo nove mesi.
Colombia: Cartagena, Barranquilla, Santa Marta, Mompox, Mendellin, Bogotá.
Hotel a cinque stelle gratuiti, pagode, carretti, scimmie e iguana, viaggi notturni al gelo, il couchsurfing in una casa con 27 gatti, due americani al seguito etc etc etc.
Questo e' quanto non ho scritto. Il nostro tempo e' stato lineare, veloce, folle, logico. 
Per noi ovviamente.

Poi c'e' il silenzio che profuma di dimenticatoio o di dimenticato. Meglio dire insoluto. Fermo.

"Ho pregato a lungo Dio. Gli ho chiesto darmi la forza e alla fine ci siamo riusciti.
Mi hanno consegnato Mio Figlio!
Non un trofeo del governo.
Direttamente a noi. La famiglia.
Non c'e' stata burocrazia. Era ció che temevo
Ce l'avevo fatta, riusci a ottenere 
i resti di Mio Figlio"

"dichiarare morto  mio marito? Perche'? se il suo corpo ancora non mi e' stato consegnato! Quando vado alle riunioni i bambini mi chiedono se torneró con lui e io non so cosa dirgli."

"Perche' non mi dite la verita'? Se e' morto, voglio sapere dove, se lo hanno ucciso, per quanto possa essere duro io voglio sapere!"

"Ricerche? non sappiamo neppure se ne e' stata fatta almeno una"

"voglio sapere la verita', ho il diritto che mi si venga detto che ne hanno fatto di lui, dove si trovano i suoi resti e che me li restituiscano per dargli una cristiana sepoltura"

Ho voluto riprendere il filo di un discorso intimo che ormai da mesi cerco di tessere insieme a voi cercando un buon incipit per dar volto alla parte Sud del continente.
Potevo scegliere di partire dalle storie colombiane, da quanto e' bella la terra di Colombia, il caffe', la gente che chiude il suo negozio per aiutarti e mille altre belle e uniche cose.

Ho scelto di partire dalle madri dei Desaparecidos colombiani. 
Ecco la parola: Desaparecido. Scomparso. 
Ho iniziato a pensare e poi ne ho trovata un'altra: Olvidado. Dimenticato.

Questo per me e' l'unico punto di partenza per dar voce al Sud. 
Che sia la Colombia e la sua sporca e infinita guerra che abbraccia il governo, la gente, le FARC, i falsi positivi e gli NN (storie che racconteró), o che sia la Terra del Fuoco, questa parte del continente oggi e' quello che e' perche' ha vissuto sotto la tirannia della violenza.

Una violenza che ha avuto un perche', una logica ben definita e ben spiegata nella storia delle periferie terzomondiste controllate da altri centri di potere e di interesse. 
Se guardiamo la storia sappiamo bene il perche'. 
Se giriamo per le vie di Mendellin ,di San Salvador, di Tegucigalpa,sappiamo perche' abbiamo paura.

Quello che non sappiamo sono le conseguenze della storia. 
Sappiamo i numeri ma non il prezzo pagato, chi lo ha pagato, la sua storia, e il perche' cosí. 
Non sappiamo perche' si e' coltivato silenzio per anni, mentre la gente veniva uccisa, costretta a lasciare la sua casa per andare poi a ingrassare i tuguri ai margini di metropoli grandi come la sete di risposte di una madre che ha speso anni alla ricerca di una vita strappata via e finita poi chissa' da quale parte.

Mi domando che senso diano al tempo queste mamme. Mi domando anche come si possa vivere senza sapere, in continua ricerca, con il ricordo vivo, presente e fresco come se fosse ieri invece son passati 6, 9, 20 anni. Mi chiedo cosa si possa pensare nel vedere che tutto intorno il mondo cambia e poco alla volta si supera dimenticando definitivamente parte di sé´.

Questo e' il sud. Un pezzo di terra che si crede di conoscere ma che nel profondo risulta essere dimenticato persino da chi lo ha sempre vissuto. Dove il tempo perde e l'uomo scompare. 
Dove peró c'e chi non ci sta' e fa di tutto per rompere il silenzio scegliendo come e da che parte stare.

Francesco








venerdì 9 maggio 2014

Francesco - Dispaccio panameño

Prima o poi doveva giungere l'ora del dazio.

Pagare la tangente.

Arriviamo alla frontiera Sixaola, postaccio strano e torrido costaricense  che e' pranzo. Solita trafila, un amibile ufficiale della migrazione che ci raccomanda la buona prassi una volta oltrepassato il confine e via che si parte alla volta di Panama, ultimo tassello centroamericano prima del grande sud.

La frontiera consiste in un ponte ferroviario in disuso sospeso su un fiume. Si cammina su un monobinario supportato da tavole di legno instabili e con vista baratro. Il ponte e' terra di nessuno quindi nessuno lo sistema. A noi sembra una barzelletta sentire i locali dire "andiamo da questo lato che e' piu' stabile". 
Arriviamo a El Guayabo, Panama.

La farnesina dice che non ci sono pratiche da segnalare.
Paghiamo 7 dollari d'ingresso e poi arriviamo alla migrazione per il timbro passaporto. Il visto.
 - " mostrate il biglietto di uscita" dice l'ufficiale
- " non lo abbiamo, stiamo lavorando, in una settimana andiamo in Colombia e poi Bolivia"
- " senza biglietto non entrate"
- "ma abbiamo fatto lo stesso in Costa Rica, la nostra ambasciata non ha segnalato questo requisito e poi siamo diretti a Puerto Obaldia e da li con una lancha passiamo in Colombia"
- "Cosa facciamo?"
A quel punto esce fuori un altro ufficiale, statura media e baffo anni 80' che piu' duro di una pietra e veloce come un puma ci manda in tilt:
"andiamo a farvi prendere il biglietto"
e poi
" vi rimando in Costa Rica"
e ancora
"prendete i vostri passaporti e le vostre cose e seguitemi"
Svoltiamo l'angolo che siamo rassegnati all'espulsione quando lui ci ferma e ci dice:
"puoi risolvere la questione pagando al MAN. 20 dollari a testa."
Noi siamo basiti. Non dobbiamo pagare, non c'era da mostrare nulla e ora la pantomima.
Capiamo che c'e' poco da fare e procediamo da buoni complici alla conservazione del sistema chiamato corruzione.
Lo stesso ufficiale dice di tirare fuori il cellulare di far finta di tenere il codice di prenotazione di un volo di uscita. Come ottenere un volo in meno di un minuto e mezzo ancora non me lo spiego.  Peró si spiega alle telecamere. 
Arriviamo allo sportello, dallo stesso ufficiale che ci ha accolto e consegniamo un cellulare da due soldi aperto alla sezione icone del menú.
Lui guarda e timbra i passaporti. 
Io consegno racchiusi nella mia mano la bellezza di 40 biglietti verdi usa.
Tutti vedono e nessuno dice nulla. C'erano altri quattro ufficiali. 
All'uscita, il baffo ci pedina e ci chiede se abbiamo pagato e se abbiamo messo i soldi nei passaporti.
Io dico di sí.
Il resto e' storia di telecamere e di ció che hanno visto e registrato.
Nessuno vedra' niente.
Bienvenidos a la Republica de Panama.

Voglio vedere alla frontiera di uscita...
Francesco






martedì 6 maggio 2014

Francesco - a raffica - lato B - PURA VIDA

Altro giro altro regalo: state qui con me ancora un pochino e poi mi direte.

La Costa Rica rappresenta una delle operazioni di Marketing piu' riuscite nella storia.
Poco meno di trent'anni fa questo piccolo paese centroamericano era un tranquillissimo, inesplorato e fertile paradiso. Una Shangri-La fatta di sabbia fina, golfi e insenature, giungle animate di vita, vulcani e altre prelibatezze. Nonstante tutto questo ben del signore il paese non riusciva a emergere  dal punto di vista economico e da quelli piu' importanti del progresso, benessere e prosperita'.
Se la vicina Panama viveva di commercio e dal Messico in giu' si vivevano turbolenze politiche, i Ticos ( i costaricensi) non avevano altra scelta che trovare un loro mercato, una loro collocazione nel mondo.
Se sei piccolo, vario, amichevole e facilmente accessibile che cosa puoi fare per distinguerti? Esportare frutta, caffe' e co ? ma neanche a parlarne.
Esportiamo la Pura Vida.
Dicesi Pura Vita, il motto nazionale dei Ticos, ovvero: la bella vita, la vita pura, io aggiungerei cazzeggio e divertimento. Vendere il paradiso.
Si puo' vendere il paradiso?
Si puo' e lo si puo' fare in milioni di modi:
- il surf
- il turismo sessuale
- gli investimenti in terreni a basso costo
- import-export di prodotti made in U.S.A.
- la pensione da spendere sotto l'ombra di un palmeto
-la frutta, il gallopinto (riso e fagioli), la birra imperial e altre postille
- il Caribe
- il Pacifico
- i Resort, i servizi, gli Hotel, i Residence, Case e altre tettoie
- i ristoranti, i mercatini, le botteghe e i negozi
Il turismo organizzato con introiti allo stato che ripartisce per servizi e investimenti lasciando pubblica l'iniziativa e tagliando ogni spesa per un liberalismo perfetto e vantaggioso per tutti (U.S.A. ovviamente presenti e interessati).
La Costa Rica non ha un esercito.
La Costa Rica sa tanto di Svizzera.
In Costa Rica il costo della vita e' salito alle stelle ma la gente sembra non lamentarsi piu' di tanto. Mendicanti e poveri si vedono soltanto nei quartieri pericolosi di San Jose' ma non hanno molto mercato: o fai il colpo o muori di fame perche' elemosina, informalismo e autoimpego non funzionerebbero neanche a pagarti un pasto.
Ci sono le regole qui, si rispettano e noi ci siamo stupiti di quanto non fossimo abituati a farlo (italia o paesi precedenti ?).
Gli usi e i costumi sono americanizzati, si parla molto (troppo) inglese,  si mangia nei fast foods  e si gira per centri commerciali o vie interamente costruite dal nulla (3/4 della capitale San Jose sono sorti a cavallo degli anni 90-96 del secolo scorso).
I nicaraguensi vengono a trovare lavoro qui.
Gli americani ci vengono a vivere o in vacanza.
Il resto del mondo si perde nelle lunghe notti di festa.
Noi galleggiamo senza troppo perderci al cambio.
Francesco

Francesco- a raffica - lato A - SANDINISTA

Due blog in un giorno come due facce di una medaglia: una buona e chiara, l'altra semplicemente oscura. 
Stabilite voi qual'e'.

Il comandante Ortega accompagnato sempre e ovunque dalla compañera Rosario Murillo, dettano l'agenda, lo stile, la via:
. " vivir sano, bonito, limpio...vivir bien"
- "el pueblo presidente"
- "Nicaragua feliz y en victorias"
- " Cristiana, Solidaria, Socialista"
Dietro di loro, i segni di una rivoluzione a singhiozzi che cerca di sopravvivere cambiando la sua muta alla faccia di tutti i benpensanti sinistroidi che l'hanno mitizzata, evocata e benedetta e anche di chi pensa sia stata solo una parentesi nella storia di un continente in lotta contro la fame.

FSNL. Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale.

La storia parte da un uomo che lotta contro l'elitarismo, il latifondismo e lo sfruttamento di un popolo operato da un circuito di marionette facenti capo ai sempre presenti americani del nord. 
L'uomo mettera' in seria discussione il sistema, ma sul piu' bello verra' tradito da un generale che lo fara' letteralmente sparire (Sandino viene ucciso pochi istanti dopo la firma degli accordi di pace ma il suo corpo non verra' mai ritrovato). Segue un golpe che porta lo stesso generale e la sua famiglia - i Somoza - al potere per mezzo secolo. 
Mentre il nostro Duce invia un carrarmato in miniatura come omaggio, il paese si spacca:  a pochi  la terra e la proprieta', tutti gli altri - la massa - l'analfabetismo e il servilismo.

Come ogni fiaba che ci piace ascoltare ma non vivere in prima persona, sbucano giovani che dicono no e si organizzano nel nome di quel Sandino che aleggia dietro la collina a Managua ma che e' dentro il fervore di tutti.
Tutti.
Tutti erano disposti a morire.
Se si ascoltano coloro che sono insorti, tutti volevano capovolgere le cose.
Io mi chiedo allora perche' tutto sia durato una vita.
Gli anni ottanta sanciscono la svolta socialista e liberta' di un popolo. Ronald Reagan non vuole un'altra porcata sovietica e mette in pratica la controrivoluzione che non riuscira' a ristabilire l'ordine.

Vincitori e vinti decidono di cambiare tutto affinche' tutto rimanga come e' sempre stato.

Oggi si cammina tra le icone.
Il Che, Emiliano Zapata, Jose' Martí, Farabundo Martin, Hugo Chavez, su tutti e ovunque.
Gli eroi locali: Fonseca, Ramirez, i Veracruzani e gli studenti di Leon.
C'e' l'uomo molotov, celebre scatto pulitzer che ha dato un ricordo indelebile di quei giorni tumultuosi.

La storia ti perseguita in Nicaragua: tutti questi volti ti prendono la testa e ti fanno sentire piccolo. Mi ricordo di essermi sentito piccolo dentro il centro di salute alla donna, per le strade di Somoto, davanti al mercato centrale, all'universita' di Leon. A una certa ho pensato che forse questo continuo ripetersi aveva come logica quella di farmi sentire piccolo e con me molte generazioni. 
Che sia controllo, demagogia o memoria storica e' difficile stabilire. Posso solo limitarmi all'oggettivo in modalita' lista della spesa:
- il cooperativismo
- un libro della riforma agraria del 1979 autografato come regalo per la nostra visita
- i pali della luce dipinti di rosso e nero (sangre o muerte) con scritta immacolata FSLN
- gli autobus russi , gentile omaggio di Putin (o mercato?) fatti per il freddo siberiano e soggetti a continui problemi tecnici con il caldo torrido della capitale.
- le immancabili automobili lada (togliattigrad, URSS)
- il sindacato
- il programma di scambio fagioli neri - petrolio come pilastro dell'amicizia con il Venezuela
- educazione per tutti
- uguaglianza di genere e legge 779 a favore della donna
- salute e informazione per tutti
- pace sociale per tutti (i comitati di quartiere stabiliscono le politiche pubbliche e tutte le istituzioni a tutti i livelli si riuniscono in rete almeno una volta al mese per dar voce alle proposte)
- non c'e' violenza ( lo dicono tutti mentre ogni qualvolta si transitava per Managua c'era un solo e unanime coro che ci diceva "attenti ai Ladroni").
- i manuali di orientamento e riflessione e le magliette bianche regalati alla popolazione
  La terra e la gente che ancora oggi ci crede, non critica anzi spenderebbe tutte le sue forze perche' tutto rimanga cosi' com'e'.

Francesco
P.s. e' faticoso, lo so, ma leggete anche il lato b