Catapultati in un'altra realta'.
Oaxaca, una messicanita' che non fa paura; case colorate, centro turistico e a misura d'uomo.
La citta' del cioccolato, del Mezcal e dei Chapulines (cavallette essicate al retrogusto di limone).
L'idea delle cavallette ha vinto sulla mia buona intenzione di assaggiare tutto, quindi "sfortunatamente" mi son persa il sapore di quest'ultime.
Ora pero' veniamo al sodo. Dopo un giro turistico della citta', si passa subito al lavoro.
Catapultati in un'altra realta'. Una realta' che non avevo mai visto. Una realta' claustrofobica, dove tutto é niente, e niente é' tutto; il carcere.
Teoricamente donne e uomini dovrebbero essere divisi, praticamente esiste solo un piccolo spazio dove possono accedervi solo le donne, per il resto, e' tutto un misto.
Donne, uomini, bambini e neonati. Credo di aver detto tutto.
Abbiamo avuto l'opportunita' di parlare con donne recluse, condannate di media a 7, 12 anni per reati non commessi o commessi. Questo non si sa.
Le giornate che non passano e le ore che sembrano un'eternita', e' il pensiero che le accomuna maggiormente.
Si creano dei piccoli lavori, artigianali o non e cercano di pensare alla famiglia, ai figli per avere la forza di andare avanti in questa realta' cosi' lugubre.
Mancava il respiro a sentirle parlare, mi sentivo soffocare, mi sentivo oppressa.
E la realta' del carcere, quella vera intendo, e' ben altra: prostituzione, circolo di droga, di armi, condizioni pessime e di violenza. A me é bastato vedere la parte "migliore" per sentirmi "male".
Di certo e' che siamo pronti ad andare fino in fondo.
Catapultati in un altra realta'.
Ora ci aspetta un viaggio interminabile, su un bus dei polli con i bagagli sul tetto, per andare verso il "nulla". Zaniza. (Giuro che non sapevo nemmeno dell'esistenza di questo posto). Pero' ci siamo. Zaino in spalla e sono pronta per catapultarmi in un altra realta'. Di certo l'entusiasmo non manca.
Vivere alle loro condizioni, e' questo il bello.
Nadia