Chiudo con la memoria in Argentina.
Baires
La ciudad della furia cantava il sempre pianto Cerati.
Dove ci vive meta' del paese.
Dove lo stato sociale e' misurabile nei metri quadri delle terrazze a uso Parrilla.
Los porteños sono la sintesi dell'identita' argentina. Gente fiera, a tratti orgogliosa al punto di sconfinare nel saccente e nel superbo.
Non si puo' essere semplicemente di Baires: Sei di San Telmo, della Boca, di Belgrano, di Boedo, Lanús, Banfield, Avellaneda etc.
Il quartiere, il suo mondo, la sua (contro) cultura, il choripan con vino, il fernet con cola, il torrone di maní, la birra quilmes, il Boludo, il Che come espressione gergale, i bar dei notabili, le icone.
Baires e' l'argentinita' ovvero l'essere per forza unici, anche a costo di piangere per un passato tanto bello ma nello stesso tempo scomodo.
Persone
Dice il detto: noi argentini abbiamo la valigia nel sangue. Non andiamo da nessuna parte ma viviamo come se dovessimo approdare in posti nuovi, alla ricerca di vite diverse.
Una ricercatrice sociale mi ha praticamente azzannato al collo invitandomi non troppo velatamente a tornarmene in Europa. Io e il mio pensiero: "Qui e' in atto un serio processo di decolonizzazione" mi ha detto.
Ho pensato subito alla cadenza degli argentini. Ho pensato ai cognomi italiani di molti degli argentini. Ho pensato ai piroscafi pieni di gente da ogni parte dello stivale che approdavano alla darsena della Boca. Ho pensato agli inglesi, alle ferrovie e all'economia.
Alla fine mi sono detto che i miei pensieri finivano tutti alla prima meta' dell' 900 mentre la quotata ricercatrice mi parlava di decolonizzazione in corso.
Da che? Da Chi?
L'Argentina e' memoria al dettaglio. E' memoria collettiva.
Qui non sei di destra o di sinistra, di centro, cattolico o che so io. Qui sei Peronista. Punto. Si parla di una persona e di quello che ha fatto a meta' del secolo scorso.
Si parla di sua moglie Evita e poi si fa un balzo in avanti al defunto Don Nestor e a sua moglie, l'attuale presidenta Cristina.
Una coppia per ricalcare la storia di un'altra coppia.
E' sentimentalista l'argentino.
Egli pero' vuole che i sentimenti siano i migliori che si possano provare nel mondo.
Se l'argentino e' unico, allora tutto dev'essere anche e per forza un vanto: Maradona, Messi, il primo codice penale tutto argentino, la carne, il tango, il dollaro blue, persino la fine del mondo (con tanti saluti all'odiato Cile).
Il populismo e' sociale, e' il bisogno di raccontarsi una storia di un tempo passato che e' postulante dell'identita'.
Ricordare e' raccontarsi, condividere e rivivere.
Il passato e' la spiegazione di quello che siamo: un paese, una cultura, un popolo, una nazione.
Pensar Malvinas
L'argentino e' un nazionalista esasperato. Ci crede. Ama e soffre per la sua terra.
Riesce a soffrire nel presente (e nel futuro) per dei traumi nati secoli prima.
La storia delle isole Malvinas dice tutto di loro.
Isole perse nel 1830 e una guerra di riconquista persa nel 1982.
Las Malvinas son y serán siempre argentinas dice il cartello in autostrada. Tutte le cartine del paese, soprattutto quelle istituzionali le includono di diritto. In ogni citta' c'e' almeno un memoriale, un monumento, una croce ai caduti nelle isole, nel mare e nel continente: L'Argentina, la Patria vi stanno aspettando! Nelle scuole si distribuisce un manuale dal titolo Pensar Malvinas e ancora penso al bambino che, mentre aspettava insieme a me volo per Ushuaia, ha indicato la cartina delle isole indicandomi e spiegandomi il punto esatto dove esiste un cimitero argentino. I furgoni stilizzati con le sagome delle isole, le magliette, le bandiere, i nomi delle vie e i messaggi della politica e della societa'.
Nel 2014. Tutti i giorni. In ogni parte del paese.
Nel bene e nel male la memoria e' la chiave della socialita' e dei suoi confini, come dice la portata di questo blog in chiusura. La memoria come chiave per lo sviluppo resiliente di una persona, di un gruppo, di una societa', di un intero paese.
Questo tema sara' il fulcro del nostro lavoro in oriente, ultima tappa prima del ritorno a casa.
Vediamo che succede.
Grazie per aver letto (in tanti) in tutti questi mesi americani. Non smettete di farlo in futuro.
Il meglio deve ancora venire...
Francesco.