Sveglia alle 6 del mattino.
Fuori ancora buio e ancora abbastanza fresco.
Doccia al volo, e dritti a piedi verso l'IMO, Istituto per le donne di Oaxaca.
Da qui, gita automobilistica di un'ora e piu' per raggiungere la comunita' di Ixtlan, nella Sierra Norte, tra i monti.
Ed e' cosi' che tra curve continue e riposini per qualcuno, siamo giunti la' dove le nuvole toccano le cime delle montagne, in un vortice di magia e colori tanto nitidi da sembrare un dipinto.
Alla base del viaggio, un cd oaxaqueño tra il romantico e il melanconico.
Arriviamo nella piazza principale, proprio davanti al Municipio, sulle note di "All by my self", in spagnolo (lascio alla vostra immaginazione ogni possibile giudizio).
Segue colazione oaxaqueña di gruppo, su invito del Presi.
Sono le 9.30 del mattino, e noi da buoni italiani sogneremmo un buon caffe', magari un dolcino..
Invece praticamente pranziamo (e noi nella scelta del menu' siamo stati anche discreti rispetto al resto della tavolata): cioccolata calda tipica del posto, uovo strapazzato alla messicana, quesadilla di formaggio e fiori di zucca etc.. etc...
La colazione sembra durare un tempo infinito, ma nonostante gli impegni e il motivo per cui la Directora e' li' (ovvero visionare dei terreni per costruirvi una casa protetta per donne vittime di violenza) a nessuno sembra importare se l'agenda della giornata e' ben serrata.
Per digerire bene il modesto pasto, tutti sulla camonieta del Presi. Noi ovviamente siamo sul retro a cielo aperto (per la gioia soprattutto di Nadia) e godiamo di tutto il paesaggio.
Questi monti verdissimi che si perdono l'uno nell'altro incrociandosi dolcemente a meta' strada; l'aria fresca e piacevole; il cielo che sembra piu' arrivabile del solito.
Arriviamo al primo campo da visionare, e sembra piu' che altro un'escursione montana.
Ovviamente non ho le calzature adatte e tempo zero, la mia scarpa sinistra finisce interamente in un miscuglio di acqua e fango, suscitando l'ilarita' del Presi e gli inevitabili commenti dei miei compagni di viaggio ("sei sempre la solita").
Altro giro e altra corsa, e si raggiunge l'altro campo da visionare. Aprofittando della sosta io e Francesco ci spostiamo appena piu' in giu' per cercare di immortalare qualche cartolina di quei magnifici scenari.
Ci accorgiamo che la strada e' lunga, quindi tempo cinque minuti e torniamo indietro ma non c'e' piu' nessuno!
Io, lui, una vecchina che sta passando di li' e la natura.
Ottimo!
Dopo aver tentato di seguire la strada per un tratto nella speranza di vederli anche solo in lontananza, decidiamo di fare dietro front e di incamminarci a piedi in discesa verso il centro.
Incontriamo nuovamente la vecchina che ci guarda un po' stranita, ma prosegue nel suo lento seppur battuto cammino.
Forse abbiamo percorso 200 metri e ci sorprende da dietro un taxi che si ferma e ci dice: "il Presi mi ha ordinato di tirarvi su se vi avessi incontrato".
E cosi' saliamo.. e riusciamo a scattare delle foto, curve permettendo, dal finestrino posteriore.
In men che non si dica ci ritroviamo al Municipio e mentre scendiamo dall'auto, il taxista al walkie talkie dice ad un tizio di avvisare il Presi che ci ha portato a destinazione, quasi come se fossimo in protezione speciale.
Dopo mezzora, vediamo spuntare finalmente la camioneta rossa del Presi, con Nadia in posa plastica e fiera in piedi sul retro.
Ovviamente tutti ridono e ci deridono.
Dopo aver tentato di tornare indietro a recuperarci, avvisando il taxista di raccattarci , sono saliti fino in cima alla montagna, al Mirador, a guardare la vallata dall'alto.
Uno spettacolo insomma.
E noi a scattare foto dal finestrino del taxi...
Claudia