La frenesia del D.F, i ritmi serrati per i mille appuntamenti di Oaxaca, fino ad arrivare ad un salto indietro nel tempo, dove l'unica spinta verso la tecnologia e' il walkie talkie.
Trascorriamo la sera del venerdi' ospitati dalla stazione degli autobus, dove per 5 pesos affittiamo una stuoia per dormire per terra, insieme a tutti gli altri viaggiatori che dopo essersi sparati due ore di telenovele messicane alla tv, sono crollati in un sonno profondo.
L'autobus arriva alle 5.30 del mattino, in orario; l'autista carica le valigie sopra il mezzo e via pronti per partire, destinazione Zaniza, un paesino perso e quasi dimenticato tra i monti.
Con noi sull'autobus, scorte di cibo e soprattutto di cipolle da portare in famiglia.
Arriviamo a destinazione verso le 13.00, dopo la formidabile guida del sig. autista che nonostante ci fosse un'unica via per salire non asfaltata e a doppio senso e' riuscito a fare l'impossibile.
E' sabato e suor Lupita ha gia' dei programmi con la comunita' femminile, lei e l'Hermana del Socorro (detta Soco) ci dicono che la prima cosa che dobbiamo fare e' mangiare, perche' non esiste comunita' indigena che non offra cibo.
E cosi' le donne ci invitano a prendere posto accanto alla loro tavolata e subito ci servono un piatto di riso e fagioli e ovviamente tortillas a volonta'.
Suor Lupita ci lascia uno spazio all'interno della riunione programmata a quanto pare da un anno, per presentarci e per parlare con le donne presenti. Ci studiano e ci guardano come se fossimo davvero di un altro pianeta. Ci chiedono di dove siamo, ma non sanno bene dove si trovi l'Italia, tanto che mi chiedono se e' vicina agli Stati Uniti.
Suor Lupita ci dice che verremo ospitati da una famiglia che ha delle stanze.
Ad accompagnarci e' il figlio piu' piccolo del nucleo che non ha nemmeno 10 anni, ma sembra gia' un piccolo uomo. Ci sistemano nella stanza che il figlio maggiore usa come rifugio per i compiti. C'e' un letto composto da una tavola di legno, un tavolo, qualche sedia e presto il piccolo uomo ci porta delle stuoie da mettere per terra.
La doccia e' fuori, dietro la stanza, e l'acqua, solo fredda, la apre a comando la signora perche' non ce n' e' molta. Per il bagno, invece, bisogna munirsi di torcia, dato che quando cala il sole non ci sono luci e camminare tra le altre casette.
Dopo che ci invitano a lavarci (credo anche in effetti per il nostro cattivo odore) e a riposarci (credo per le nostre facce distrutte ancora dal viaggio), ci chiamano per la cena, allestendo il tavolo solo per noi. Il pasto e' a base di fagioli, uova, tortillas e caffe'. Tutto ottimo. Intanto la signora e suo marito, sebbene appaiano timorosi e timidi nella loro impeccabile e accoglientissima ospitalita', si prestano poi con curiosita' a rispondere alle nostre domande e a chiedere di noi.
Ci buttiamo nei sacchi a pelo, puntando la sveglia prestissimo; suor Lupita ha organizzato una visita guidata ai pollai costruiti per favorire il lavoro delle donne.
Il gallo ci sveglia prima del tempo, laviamo i denti con la bottiglia d'acqua, ci vestiamo in stile montano e aspettiamo non sapendo bene cosa fare per non offendere e non ledere in alcun modo la loro ospitalita'.
La signora ci sorride e ci invita a fare colazione poco dopo, sono le 9.00 del mattino e il desayuno prevede riso e fagioli e tortillas. Un inizio soft direi.
Segue, una camminata su per la collina sotto un caldo inaspettato, tra le varie case, accompagnati da una serie di donne con figli in spalla che salgono e scendono dai sentieri come se nulla fosse, mentre noi alla prima scivoliamo. Cosi' vediamo tutti i pollai, diventando di botto esperti psicologi delle situazioni di stress per le galline.
Finiamo la giornata, con cena a base di brodo di pasta, uova e fagioli.
Sveglia alle 3 del mattino per raggiungere l'autobus che ci riporta in citta'.
Un week end di piccole cose. Fuori dal mondo, fuori dalla possibilita' di fuggire via o di rifugiarsi nelle proprie abitudini. Un respiro immenso di aria fresca, sotto un cielo nero e stellato, con le lucciole ad illuminare il cammino tra i campi e la sveglia del gallo al mattino.
Dove il cibo e' solo necessita' e non gola, dove non importa cosa indossi ma solo cosa riesci ad apprendere dentro di te da tutto questo, a partire dalla gentilezza e dai sorrisi delle persone, che nonostante tu sia un intruso che senza preavviso irrompe nella loro quotidianita', ti chiede di tornare presto.
Claudia