giovedì 24 ottobre 2013

Ivano - In the flesh

San Cristobal de las Casas, e pioggia. 
Si gira per le associazioni (due, per ora, con l'imperativo giornaliero di quadruplicarne il numero entro sera) con impermeabili e scarpe zuppe. Il meteo condiziona i nostri piani. Sprazzi di sole e giornate umide. Le strade si asciugano in fretta per lasciare il passo a torrenti che scorrono verso la piazza del paese. I venditori indigeni si rifugiano sotto i porticati, sotto i cornicioni, nei negozi o negli internet point. I turisti scompaiono e la città si ferma. Donne indigene scalze a ridere del meteo e l'acqua che entra nelle scarpe e inzuppa le calze. La fortuna dei taxi e dei bus collettivi. Ancora una strada e ci siamo. E l'acqua sale alle caviglie. Al mercato i tendoni di plastica offrono un esiguo riparo e le bancarelle distraggono dal nero delle nuvole. Il tempo sembra non migliorare mai. Polli sgozzati a petto aperto. Le budella da una parte e il loro corpo dall'altro. Chiazze rosse sotto il banco diluite dall'acqua che cade incessante. L'acqua che sale fino alle ginocchia. Cd contraffatti, frutta e verdura impilata in piccole piramidi vendute a dieci pesos - ma il prezzo può calare se si contratta. Dolci al cocco e arachidi melassate. Il prezzo può sempre calare se si contratta. Calano le pretese di un intero popolo, tambien. La lotta armata diventa commercio. Quando si vede che le cose non funzionano si lotta e se la lotta non si trasforma in movimento rivoluzionario allora la si fa diventare un ideale spendibile sul mercato locale. Lo zapatismo è il marchio di fabbrica di San Cristobal. La città ideale per chiunque abbia in casa una maglietta del Che. La pioggia sale e il livello di saturazione esplode, e la vita diventa vita indigena, e i bambini imparano a piangere e a dire ai turisti (e a noi) di essere appena stati derubati provando a smuovere (e riuscendoci) quel senso di ristretta superiorità che contraddistingue l'essere benestanti col vivere-per-sopravvivere. Necessità. L'idea di vivere a contatto diretto con un popolo che discende dalla civiltà pre-colombiana è tanto affascinante quanto può esserlo il vedere come le persone vengano marginalizzate e dimenticate dalla società. 500 anni di vita comunitaria per cosa? Per lo sciopero a oltranza dei professori e le scuole chiuse? I docenti in piazza e gli studenti a lucidare le loro scarpe sul lastricato davanti alla cattedrale. Colore. Tutto è colore. Persino la religione è colorata, e lo è anche la politica. Colorata e radicata nel territorio, sebbene sia una forma di radice diversa da quella che si può intendere. Tutto è politica e tutto è distante dalle persone. E mi sembra a mia volta di viverlo sulla mia pelle questo modo di essere. Se i venditori indigeni ti possono insegnare un qualcosa in questa parte di mondo questo qualcosa è allo stesso tempo la concretezza del vivere e la spietata ironia delle cose concrete.




Ivano