20 settembre 2013. Los Angeles. Foschia fuori dalla finestra e puzza di piscio di gatto nella camera 226 del Motel al di qua del vetro. Sono le otto e un quarto. La città è attiva già da un'ora o due. Si sveglia lenta, si sveglia con un sole che non rimane nascosto fino alle 10.00, e quando si sveglia fatica poi a riaddormentarsi. Al di là del vetro odore di fritto e olio bruciato. Il paradiso dei fast-food. Gli angeli fanno code sino dal mattino ai drive-in. Alle nove hanno già fame e pretendono che il loro stomaco venga saziato. Gli angeli sono per lo più neri e tondeggianti. Ciondolano per le strade senza una meta apparente, e se non possono ciondolare siedono su carrozzine elettriche o spingono carrelli, aiutati da bombole di ossigeno e antidolorifici. A volte gli angeli sono bianchi, ma in quel caso si premono le mani sulle tempie nei parchi, e un fine rivolo di bava cade loro dalla bocca portando con sé gli incubi dell'ero. Gli angeli veri noi non li vediamo. Hanno i loro quartieri loro. Passano veloci su suv dalle rote grosse come casse toraciche, o su bmw luccicanti, e porsche, e lotus, e quelle marche di macchine che uno vede raramente e che qui sono la norma. Alle finestre non si affacciano. Il loro paradiso è vicino al cielo ma protetto da solide mura e vetri a specchio.Le loro vite sono così distanti dal mondo reale che viene da chiedersi se ci sia davvero un centro di gravità comune, e se Newton avesse davvero ragione.
Red apple falls
Ivano