Il letto dell'ostello sembra più comodo quando le gambe ti fanno male per la stanchezza. E' da qui che scrivo dopo una giornata impegnativa per il fisico ma illuminante per la mente.
Dovete sapere che qui in Messico spopola un programma tv intitolato Laura che puoi vedere inspiegabilmente a qualunque ora del giorno e in qualunque posto abbia un televisore. E' uno di quei salotti televisivi che noi italiani siamo ben abituati a vedere, dove ci sono lacrime, colpi di scena imbarazzanti, storie di impatto più o meno trafugate e una buona dose di ipocrisia. La conduttrice, Laura, si è definita in un'intervista al giornale El Universal, motivatrice della solidarietà in Messico. Ebbene, nelle nostre soste ristoratrici ci è capitato di vedere spezzoni del programma che sembra dedicare ampio spazio alla questione uragani e alluvionati, con Laura in persona inquadrata,con i suoi occhiali firmati, su un elicottero pronta a salvare una madre sola o qualcuno scelto appositamente per far si che il messaggio che passi sull'emergenza sia legato alle storie più struggenti che si possano raccontare.
Oggi però, fortunatamente, ci siamo guadagnati l'opportunità di entrare nella zona della raccolta alimenti nel centro del D.F., vivendo così da vicino uno spaccato reale di quello che sta accadendo, seppur sempre in qualche modo influenzato dai media,con tanto di giornalisti che indottrinavano i bambini su cosa dire durante l'intervista.
Oltrepassato la barriera dell'esercito, è stato come, per il tempo che ci siamo rimasti, entrare in una realtà parallela. Ci siamo completamente lasciati trasportare dal fervore di tutte quelle persone presenti, tra polizia, organizzatori, addetti alla sicurezza, volontari che lavoravano senza sosta e con ritmo incalzante per impacchettare e ordinare le montagne di beni di prima necessità raccolti fino a ora.
Noi a intervistare le persone, a immortalare il momento,a rincorrere i dettagli a ricambiare lo sguardo accogliente della gente, avvolti da una confusione ordinata di movimenti, voci e sorrisi, sotto un cielo azzurro come pochi.
E' nel momento in cui ci siamo trovati stretti nell'abbraccio di un canto corale e patriottico di un gruppo di volontari un pò avanti con gli anni che scandivano a suon di musica il passo della loro impeccabile e incredibilmente coesa catena di montaggio, che ogni frontiera possibile è caduta. E' stato come sentirsi parte di un senso comune di forza, unità e solidarietà, sopratutto quando una donna, rivoltasi direttamente a noi, a squarcia gola ci ha ripetuto "questo è il popolo, non il governo; questa è la gente vera che lavora duro per aiutare i propri connazionali, w Messico!".
Usciti da questo vortice, è come se si torni a respirare ad una velocità normale.
Ma il Messico non dà mai tregua,non smette mai di toccarti nel profondo.
Il Messico è il parrucchiere che apre solo quando ne ha voglia, è la signora del comedor che ti invita a ritornare a pranzo il giorno dopo promettendo di farsi bella per scattare delle foto. Il Messico è il dover a tutti i costi spingere per salire in metropolitana soffocando il tuo vicino (io) o usando la sua schiena come portaborse (sempre io). Ma il Messico è anche i nulla tenenti accasciati a terra per un finto ristoro; è i bambini per la strada, seduti lì a guardare il tempo che scorre negli occhi dei passanti che si affrettano per i loro affari, accanto ai genitori che vendono qualcosa o semplicemente chiedono qualche pesos per arrivare a fine giornata. E' i bambini costretti ad allietare in cambio di monete una folla incantata dalla loro tenerezza, con un' esibizione musicale ben studiata insieme alla propria madre.
Il tutto, mentre poco più in là sfilano su pullman privati i politici in visita, stretti nei loro bei vestiti.
Claudia