Quanti mondi si celano dietro (o dentro) al silenzio?
Infinite storie perse in un tempo che cambia a seconda di chi lo vive in prima persona.
Prendete noi ad esempio. Che cosa e' successo rispetto all'ultima volta?
Panama City e i suoi contrasti.
Il Canale di Panama.
Due giorni persi in un mare torbido e sin troppo incazzato con noi e la nostra barchetta.
Il sud America dopo nove mesi.
Colombia: Cartagena, Barranquilla, Santa Marta, Mompox, Mendellin, Bogotá.
Hotel a cinque stelle gratuiti, pagode, carretti, scimmie e iguana, viaggi notturni al gelo, il couchsurfing in una casa con 27 gatti, due americani al seguito etc etc etc.
Questo e' quanto non ho scritto. Il nostro tempo e' stato lineare, veloce, folle, logico.
Per noi ovviamente.
Poi c'e' il silenzio che profuma di dimenticatoio o di dimenticato. Meglio dire insoluto. Fermo.
"Ho pregato a lungo Dio. Gli ho chiesto darmi la forza e alla fine ci siamo riusciti.
Mi hanno consegnato Mio Figlio!
Non un trofeo del governo.
Direttamente a noi. La famiglia.
Non c'e' stata burocrazia. Era ció che temevo
Ce l'avevo fatta, riusci a ottenere
i resti di Mio Figlio"
"dichiarare morto mio marito? Perche'? se il suo corpo ancora non mi e' stato consegnato! Quando vado alle riunioni i bambini mi chiedono se torneró con lui e io non so cosa dirgli."
"Perche' non mi dite la verita'? Se e' morto, voglio sapere dove, se lo hanno ucciso, per quanto possa essere duro io voglio sapere!"
"Ricerche? non sappiamo neppure se ne e' stata fatta almeno una"
"voglio sapere la verita', ho il diritto che mi si venga detto che ne hanno fatto di lui, dove si trovano i suoi resti e che me li restituiscano per dargli una cristiana sepoltura"
Ho voluto riprendere il filo di un discorso intimo che ormai da mesi cerco di tessere insieme a voi cercando un buon incipit per dar volto alla parte Sud del continente.
Potevo scegliere di partire dalle storie colombiane, da quanto e' bella la terra di Colombia, il caffe', la gente che chiude il suo negozio per aiutarti e mille altre belle e uniche cose.
Ho scelto di partire dalle madri dei Desaparecidos colombiani.
Ecco la parola: Desaparecido. Scomparso.
Ho iniziato a pensare e poi ne ho trovata un'altra: Olvidado. Dimenticato.
Questo per me e' l'unico punto di partenza per dar voce al Sud.
Che sia la Colombia e la sua sporca e infinita guerra che abbraccia il governo, la gente, le FARC, i falsi positivi e gli NN (storie che racconteró), o che sia la Terra del Fuoco, questa parte del continente oggi e' quello che e' perche' ha vissuto sotto la tirannia della violenza.
Una violenza che ha avuto un perche', una logica ben definita e ben spiegata nella storia delle periferie terzomondiste controllate da altri centri di potere e di interesse.
Se guardiamo la storia sappiamo bene il perche'.
Se giriamo per le vie di Mendellin ,di San Salvador, di Tegucigalpa,sappiamo perche' abbiamo paura.
Quello che non sappiamo sono le conseguenze della storia.
Sappiamo i numeri ma non il prezzo pagato, chi lo ha pagato, la sua storia, e il perche' cosí.
Non sappiamo perche' si e' coltivato silenzio per anni, mentre la gente veniva uccisa, costretta a lasciare la sua casa per andare poi a ingrassare i tuguri ai margini di metropoli grandi come la sete di risposte di una madre che ha speso anni alla ricerca di una vita strappata via e finita poi chissa' da quale parte.
Mi domando che senso diano al tempo queste mamme. Mi domando anche come si possa vivere senza sapere, in continua ricerca, con il ricordo vivo, presente e fresco come se fosse ieri invece son passati 6, 9, 20 anni. Mi chiedo cosa si possa pensare nel vedere che tutto intorno il mondo cambia e poco alla volta si supera dimenticando definitivamente parte di sé´.
Questo e' il sud. Un pezzo di terra che si crede di conoscere ma che nel profondo risulta essere dimenticato persino da chi lo ha sempre vissuto. Dove il tempo perde e l'uomo scompare.
Dove peró c'e chi non ci sta' e fa di tutto per rompere il silenzio scegliendo come e da che parte stare.
Francesco