uno.
La casa del Migrante di San Carlos e' una fogna.
E' la nostra casa.
Spazzatura fermentata, lamiere e legna che piu' sottile del cartongesso non si puo' a delineare la camerata delle donne, quella degli uomini e infine quella dei gesuiti. La nostra.
E poi l'acqua: arriva alle 7 a.m. ,muore alle 9 a.m e ti ritrovi a dipendere dai catini. Secchiate d'acqua per lavarti i panni, per far sparire i tuoi bisogni dal bagno/latrina e, infine, stesse secchiate per la doccia. Massima stima per la duttilita' del catino cosí' come quella del migrante che per sua ragion d'essere deve abituarsi a tutto meno che a veder riconosciuta la sua dignita'.
due.
14 ore di barca ammassati su sedili in plastica identici a quelli degli stadi. Partanza da San Carlos ore 6.a.m con destinazione la fine del mondo. Il Rio San Juan e' la frontiera per eccellenza: parte da un lago e arriva nell'oceano Atlantico. 200 km di fitta giungla, uccelli, pesci e alligatori. Lato sinistro (se si viaggia da S.C.) il Nicaragua e il suo esercito che ferma la barca a ogni posto di blocco. Lato destro, la via di fuga clandestina verso l'eldorado: la per niente sorvegliata terra della Costa Rica. Migrare e' normale, e' storia di queste terre dimenticate. E' talmente normale che la stessa polizia di frontiera nicaraguense ti indica 30 posti ciechi (le terre non sorvegliate da ambo i paesi) dove tutti passano. Tutti sanno e noi assistiamo allo show. La barca piena che inizia la sua via crucis. A ogni stazione c'e' un gruppo, una famiglia, una persona che con fagotti e valigie si fanno lasciare in un punto qualunque del fiume; dico qualunque perche' non c'e' niente almeno che non si parli della vegetazione o dei land rover dei polleros costaricensi che aspettano di "aiutare" queste persone con un servizio di traslado illegale pagato fior fiori di cordobas, colones o dollari che sia.
tre.
A San Juan de Nicaragua ci arrivi con la barca o con l'aereo. E' sola, torrida e dannata. Non ci sono macchine perche' dove diavolo devi andare qui! Casette in legno, passerelle in cemento a far da strade (rialzate perche' quando piove si allaga tutto) cocco, cocco e ancora cocco. Io mangio il pane al cocco e faccio gara con una bambina a bere latte di cocco. Un centro di salute, un ufficio migrazione, il comune, un solo posto per internet, le chiese e stop. Il cibo costa caro (a parte il cocco tutto il resto arriva via fiume o mare con conseguente costo di trasporto), per cambiare un assegno devi assentarti tre giorni da casa e se stai davvero male puoi scegliere di morire, viaggiare per fiume o trovare aiuto oltre il mare, in Costa Rica. La pop e' multietnica come in tutto il Caribe continentale: Mestizos, Garifuna (Rama) creoli e indigeni. Quasi tutti hanno la doppia cittadinanza (Nica-Costa Rica), poiche' nati negli ospedali oltre frontiera. Nel 1990, alla fine della guerra, l'UNHCR ha scelto questo posto per collocare i profughi di rientro dal Costa Rica. Prima di quella data, soltanto un microscopico villaggio di 11 case e 4 cimiteri sorto nella notte dei tempi. Di dove sei? Non puoi tornare lí, non e' sicuro. Vai a vivere a San Juan.
Da qualunque parte stavi, prima, durante e dopo la guerra non avevi scelta: tutti nel paradiso tutto natura, coesione e condivisione (a detta del sindaco) con piccoli problemi sorti come note a pie' di pagina: alcolismo, violenza, disoccupazione e narcotraffico che arriva via mare e trova qui il suo giusto riparo e smistamento (con consumo in loco compreso nel pacchetto).
quattro.
Se venite in Nicaragua non dite che non ve lo avevo detto:
-si mangia gallo pinto (riso con fagioli neri) con chips di banana fritte, insalata di cavolo e, variando, carne, pollo, maiale (alternare il tutto per i tre pasti quotidiani, tutti i giorni)
- prendere lezioni di toponomastica avanzata prima di partire. Le vie non hanno nomi, soltanto riferimenti. Vuoi andare da tizio? all'ospedale Bautista, una cuadra in giu', una direzione lago e poi mezza a oriente. Non sto scherzando, si scrive cosí.
- se sei su un bus dei polli o su una barca, puoi comprare il cibo direttamente dal finestrino. Si mangia tutto con le mani, ci si pulisce con gli indumenti e si beve da un sacchetto di plastica.
-all'ora della telenovela si ferma il mondo.
Cinque. (e con questo finisco di contare per non sparar cazzate)
Il Nicaragua e' terra cristiana, socialista e solidaria. Non lo dico io e non dovete neppure ricordarvelo troppo.
Lo troverete scritto, disegnato e stampato ovunque.
Francesco