Puo' una semplicissima banana chiquita cambiare per sempre il destino di milioni di persone?
Forse una banana no, ma se, supponiamo per ipotesi, la chiquita si transformasse nella statunitense United Fruit Company? Se fossimo nel mezzo della guerra fredda, con l'allora trionfante comunismo cubano a dar voce alle speranze di generazioni di braccianti senza terra e con aria nello stomaco e di studenti senza avvenire in preda alla piu' cosmica depressione? Se ci fossero paesi specializzati nella produzione del loro bene dal miglior valore, e se questo bene fosse il tassello preciso per dare il via a un controllo politico e garantire tranquillita' ai cari vecchi latifondisti?
Well, Signori vari ed eventuali diamo tutti il benvenuto alle Banana's Republics, ovvero Guatemala (36 anni di guerra civile), El Salvador (12 anni di guerra civile), Honduras (secondo paese piu' povero del continente con la sua San Pedro Sula che vanta la qualifica di citta' piu' pericolosa al mondo) e Nicaragua (anche qui golpe, i contras, il socialismo e la miseria).
Wilma ha lasciato il suo paese senza piu' tornarci a vivere, e' stata arrestata 2 volte, ha visto svanire nel nulla un marito che per anni ha cercato per poi ritrovarne i resti e ora vive con una misera pensione di 800 pesos messicani frutto del suo status di rifugiata di terza eta'.
Ana, indigena Maya, non voleva sposarsi ma sua madre in fin di vita voleva vederla sistemata. Diventera' una guerrigliera che vede il suo villaggio nel Quiche' in fiamme mentre scappa per tutto il Guatemala, evitando quella sottile repressione che sa di pulizia etnica. Non tornera' piu' a vivere nel suo paese.
A Eva e a Tere hanno ammazzato i figli. La colpa era di essere studenti e persone attive nel tessuto sociale.
Queste sono alcune gocce in un oceano di morti, sparizioni, violenza e poverta' che ha causato quell'inferno che e' l'America Centrale odierna.
Maras, narco e tratta sono soltanto le logiche conseguenze dell'aver perso tutto.
Cammini per Guatemala City e vedi la sicurezza privata con il fucile a canne mozze con la frequenza di un battito cardiaco. I negozi sprangati per ragioni di sicurezza. Il centro storico con vie deserte a ogni ora del giorno. Poi ci sono le distese di bidonville e i morti per strada.
36 anni di guerra civile e nessuno che si sia preoccupato di parlarne almeno per un secondo.
Se riconciliazione e' una parola difficile da masticare da queste parti che almeno si ricordi la storia.
Perche' nessuna generazione viva lo scempio di quegli anni avrebbe detto Primo Levi.
Invece no, vincitori e vinti, vittime e carnefici vagano come spettri per le strade e continuano a guardarsi le spalle perche' tutto puo' succedere.
Puo' succedere che gli unici a star sicuri siano gli abitanti della profetica "Zona Viva" ovvero la zona con banche, palazzoni, e l'Hard Rock Cafe' a troneggiare sulle quintalate di birre consumate dai Golden Boys locali e stranieri (che si vedono soltanto qui o nei resort turistici dislocati per questa meravigliosa Repubblica).
Puo' succedere che il candidato presidente nonche' segretario generale del Partito di Liberta' Democratica Rinnovata (LIDER) tale Manuel Baldizón abbia promesso di istituire la pena di morte come deterrente alla violenza che dilaga nel paese.
36 anni di guerra civile e ora la pena di morte? Votate gente. Votate.
Puo' succedere che alla mia domanda: " Ti eri immaginato cosí il post-guerra e la pace?" i miei intervistati rispondano tutti allo stesso modo e con la stessa laconica, asettica espressione non verbale.
Non doveva andare cosí.
Vi chiederete che fine ha fatto la banana.
C'erano una volta dei paesi che esportavano il loro miglior prodotto: banane, papaya, mango, yucca, fagioli, caffe',cacao, canna da zucchero etc.etc.etc.
Molte di queste cose oggi le importano e se non importano pagano un dazio interno denominato impossibilita' a investire e a diversificare la produzione, con tanti saluti all'occupazione e alla crescita.
In compenso pero' si sono specializzati nell'insicurezza, nella violenza e nell' export di persone in cerca di una vita.
Chi rimane si rassegna o va a vendere la propria anima al miglior offerente.
Francesco