Non temete gente: non saro' per niente beat.
Partiamo dal fatto che scrivo dal tetto di un Hotel cinese (China Town Palace) sito nel centro-sud di un atollo caraibico belizano chiamato Caye Caulker.
Ci eravamo tanto amati Messico.
Ciudad de Mexico - Morelia - Patzcuaro - Morelia - Ciudad de Mexico - San Cristobal de las Casas - Palenque - Frontera Corozal - Fiume - La Tecnica (Guatemala) - Flores- Santa Elena - Frontiera - Belize City - Mare dei Caraibi - Caye Caulker.
In meno di 12 giorni.
Dopo sei mesi lasciamo un mondo per rincorrerne altri tutti diversi.
Tra noi e il Peru' (seconda area di lavoro su campo) c'e' un piccolo mondo da affrontare a viso aperto cercando di arrotolare quel filo di congiunzione chiamato panamericana, la strada che congiunge le americhe.
Il piano era quello di correre verso sud dopo aver fatto una pausa di riflessione e aver tirato le somme di questa pazzia che abbiamo intrapreso.
Qualche giorno fa, abbiamo incontrato una coppia di italiane in vacanza.
Alla domanda rompi-ghiaccio "di dove siete" ho risposto "non lo so". Patetico, forse teatrale, vero.
La cruda verita' e' che questa esperienza sta picchiando dentro, cambiando di continuo ogni prospettiva soggettiva.
Vi vomito le mie somme (cio' che vorrei non pensare e cio' che ho imparato) e o faccio a random, cosi' come mi viene e vediamo che salta fuori.
1- un lavoro comunitario inclusivo necessita di un buon addetto alle pubbliche relazioni. La comunicazione in Messico e' stata ottima con l'utenza e pessima con gli operatori locali.
2- intercultura e' una parola fin troppo abusata e poco praticata. Ci sono barriere culturali e ideologiche che bisogna in primo luogo affrontare in solitudine e risolverle in fretta se vuoi aprirti alla conoscenza dell'altro. Non e' detto che la controparte faccia altrettanto e se il gioco non e' bilaterale, tanti cari saluti.
3- La supervisione psicologica e' fondamentale.
4- quella che e' la logica di lavoro che apprendi dai libri e dalle esperienze pregresse, e' meglio lasciarla nelle segrete del tuo cervello, perche' non siempre spiega il fare e l'ideale quando lavori in questi luoghi.
5- Posso mangiare fino a 7 tacos al pastor e volerne ancora. Posso bere la Leon con sale e limone, magiare due hamburger del tizio che cucina quando vuole dentro il garage di casa sua a Morelia, ma la pelle del maiale fritto proprio no.
6- Un cadevere di donna mutilata alla fermata di Tacubaya alle 5 del pomeriggio a me e a Claudia non ha fatto nessun effetto. A mia sorella si.
7- Se apri il cuore e ascolti le persone che hanno sofferto, loro piangeranno per te al momento di chiudere un percorso insieme.
8- Avere paura e' qualcosa di estremamente costruttivo. Dilata la percezione delle cose. Abituarsi ad avere paura pero' storpia la realta' che si vive, generando diffidenza, individualismo e alto grado di distruzione.
9- Che fino a questo punto risulta difficile camminare sulla frontiera che divide i nostri privilegi, i nostri meriti e il nostro viaggiare da tutto cio' che abbiamo fatto male, le difficolta' e quanto ci stiamo perdendo per strada.
10- Che sono e siamo in evoluzione e ora piu' che mai lo vediamo con chiarezza.
Dieci note per dar via a milioni di riflessioni piu' fini: persone che ci hanno lasciato, relazioni di vita e di lavoro, la nostra condizione economica, la percezione che da fuori si puo' avere del nostro lavoro etc, etc etc.
Sono passati solo o di gia' sei mesi. La sopravvivenza e' lunga come la nostra strada verso sud: Belize, Guatemala, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica, Panama, Colombia, Venezuela (sicurezza permettendo) e finalmente il sud.
Quel che faremo in questi posti sara' cercare di riportare in superficie la voce e la testimonianza dei dimenticati lungo la tratta della migrazione verso nord.
Vediamo che succede.
Francesco