domenica 22 giugno 2014

Francesco - dietro le quinte

L'occhio travolto dal particolare risveglia sempre le assopite questioni dell'anima. 
Questo e' il bello dell'andare o meglio dell'osare, atrever in spagnolo.
Sto tralasciando il viaggio ultimamente. 
Ho scritto poco e vissuto molto, sempre borderline, sempre collocato sull'indefinito confine tra il privilegio e l'immondizia. Il lavoro che stiamo compiendo e' folle poiche' lontano dall'etichetta e dalla razionalita'. E' folle perche' cambia le carte in tavola, stravolge il senso delle cose. E' folle perche' ci stiamo lentamente liberando di tutto e questo  fa tremare  quando il paradosso e' che tutti sognano la liberta' (qualunque essa sia).
E noi viaggiamo, viviamo, osserviamo, parliamo, ci scanniamo, interpretiamo, realizziamo, soffriamo, ridiamo e godiamo, lavoriamo e poi? 

e poi un altro loop.

Il tempo oramai e' andato. Dato per meglio dire. Non esiste il tempo. Dieci mesi che sembrano una settimana. 
Il tempo e' denaro perche' e' relazionato inevitabilmete dalle cose che de quest'ultimo derivano.A questo proposito, il tempo per noi no vale nada: vivendo il nostro qui e ora, cambiano i termini delle parole investimento e remunerazione. 

La sicurezza e' andata. Se il tempo e il denaro erano due garanzie, ora che entrambe mancano cambiano i termini dei loro derivati. Viaggiamo,viviamo e lavoriamo in classe Z, e questo di per sé ci mette in condizioni di estrema vulnerabilita'. 
Posare gli occhi giu' per il gorgo ci ha esposti a una certa pornografia del dolore, dell'orrore e della violenza. Mesi e mesi a sentire e viverne di ogni con il risultato che e' rimasta solo la ragione a sforzarsi di connotare il male e il pericolo. E dai qui le percezioni.

Le Percezioni sono cambiate. Il gusto per la comodita' o per il costume alimentare per esempio. 
Mangiamo cuori di manzo, pesce crudo e cavallette senza battere ciglio.
 Vediamo lontre o ratte allo spiedo. 
Lombrichi curativi.
Mangiamo callejero per strada, a qualunque orario.
Le questioni legate all'igiene non trovano piu' posto nelle sinapsi. 

Dormiamo 3 notti su quattro su degli autobus a lunga percorrenza, affollati, dove fa troppo freddo, troppo caldo, c'e' troppo piscio o troppo vomito (Ande+Cibo+ varie eventuali). 
E poi camerate negli ostelli della gioventú dove mi chiedo cosa cazzo ci faccio insieme a gruppi di ventenni festaioli quando io vorrei solo non pensare e dormire (con conseguente loop che mi porta a riflettere sulla vecchiaia, sulle paranoie, sul mio essere borioso o insano o tutto), le famiglie che ti ospitano in un sofa' o in una camera, il tizio con 27 gatti e un mare di solitudine che apre le porte di casa sua per poi neanche considerarti, il tugurio dove vieni divorato da mosche invisibili che ti marchiano letteralmente " a fuoco", l'hotel gratuto a 5 stelle nella Mendellin chic e infarinata dove vieni accolto con un "sicuro che alloggiate al charlie?". 

Cambiano le nostre percezioni come cambiano le percezioni che gli altri hanno di noi. Parti dicendo che starai via a lungo e scatta l'ansia, la paura, il timore e la malinconia. 

Amici, parenti, testimoni di nozze, datori di lavoro, colleghi etc si scoprono coinvolti e interessati a capire come, dove, perche' e se c'e' un bluff o se l'aver lasciato tutto portera' un solo buon frutto da poter investire o mangiare. 
C'e' chi pensava alla luna di miele etica, al viaggiare figo a mo' "di beati voi che siete lí, che vivete il paradiso, che non siete qui in Italia" che ora si chiede "ma chi ve lo fa fare. ma tornate a casa!"
C'e' chi ha puntato sulla nostra professionalita' ed e' caduto nel silenzio e nel disinteresse.
C'e' chi ha scoperto il nostro lavoro e i piccoli risultati raggiunti e ha deciso di partecipare, di investire, di darci sostegno e fiducia. 
C'e' chi non ha capito nulla e certo non lo capira' mai. 

Le priorita' son cambiate. La sopravvivenza, la normalita', la conoscenza, il soddisfare i bisogni e il realizzare i sogni. 
Ora, c'e' solo una priorita': compiere con la parola data e andare avanti. 
La relazione d'aiuto porta a prendere le distanze dal personale e dal soggettivo. 
C'e' un noi (io+utente, io+io, io + comunita', io+ gruppo di lavoro etc) che si crea e che prende il sopravvento sulle questioni personali, morali e ideali. Il patto, che sia empatico o reale, sale al primo posto della scala. 
Molliamo tutto per mettere in piedi un'associazione che rispecchi il nostro concepire il mondo, la famiglia, la vita e ora quest'associazione vive di una vita propria della quale noi siamo responsabili. 
Siamo il mezzo.

Che cosa rimane alla fine? 
Francesco