mercoledì 8 gennaio 2014

Francesco - Parlami

Parlami di te.
La regola e' quella di rispondere partendo dalle buone novelle, cantando gesta eroiche e il tutto condito con un che di modestia che non si sa mai.

Parlami del tuo paese.
Se sei italiano e ti ritrovi a vivere all'estero, o meglio in Messico, ti concentri sul conteggio delle gocce di sudore freddo che iniziano a creare solchi dietro la tua schiena. 
Per prima cosa i luoghi comuni, perche' con quelli ti schianti una volta che il mondo apprende che vieni dallo stivale. Il cibo va di pari passo con i "Ricchi e Poveri" e le doti da seduttore del presidente ultrasettantenne (tra poco gli converra' contare in francese ndr) che presiede cosi' tante cose che qui fanno fatica a capirle tutte. Faccio fatica anche io. 
Poi la geografia: Pisa, Roma, Firenze, Venezia. I piu' intrepidi hanno visto Napoli e Milano.
Poi viene la moda milanese, le domande alla "padrino", e la bella vita che gli italiani fanno grazie all'euro che qui si scambia con 17,80 pesitos. 
In questi giorni pero' si cade nel dettaglio.
Parlami di Topo Gigio: " qui in Messico era famosissimo, ancora oggi lo faccio sentire a mio figlio".
Parlami di Tiziano Ferro: " qui non lo possono piu' vedere non tanto perche' ha dichiarato la sua omosessualita' in questo paese machista. no. la sua colpa e' stata quella di aver rilasciato un'intervista dove diceva che le nostre donne hanno i baffi".
Parlami di Pizza: "ma davvero voi italiani non ci mettete sopra il Catsup (scritto e pronunciato cosi'ndr)??".
Queste, alcune delle piu' variegate opinioni giunte dalla pop locale.

Poi viene la tesi sui massimi sistemi ovvero i discorsi da baretto.

Parlami del tuo paese sul serio. Descrivimelo. Fammi sognare.

Il punto e' che inevitabilmente ti ritrovi a generalizzare. Non sei tu (o forse si), e' il contesto e la qualita' generale del discorso che ti mette su un pessimo binario.
E io che pensavo di averli strabiliati nei punti qui sopra citati, mi scopro parlar male e solo male della mia patria. 
L'Italia e' un paese di storia e di cultura. Non valorizza entrambe le cose.
L'Italia e' un paese per vecchi. Ha segato e continua a segare generazioni di giovani che si stanno lentamente abituando a reciclarsi per sopravvivere e non a osare.
La politica, il campanilismo, il paternalismo, il clientelismo, il brunovespismo, il berlusconismo, il comunismo, il fascismo, il catechismo: abbiamo sempre un motivo per discutere e contrapporci.
Il costo della vita, la globalizzazione che ha rotto le frontiere e con esse le certezze di alcuni (o di molti) che ora, secondo un canovaccio scontato, accusano lo straniero invasore, togli casa e lavoro, mentre molti italioti rimpiangono colonie mai avute e tasse che non pagheranno mai, per via di una buona prassi chiamata evasione.
Poi parlo dei miei problemi. Ebbene si. ¡Hola! Me llamo Francesco, tengo 30 años y llevo conmigo un par de problemas...
 Io sono milanese. Non sono italiano.
Fuori da Milano l'Italia gira in un altro modo e non so piu' quale sia il modo giusto. Certamente faccio fatica a capire molte cose.
Poi, arrivo a pensare di fare schifo. 
Come posso rendere una cosi' mala immagine di uno dei paesi piu' belli del pianeta, culla della storia, della lingua latina, dell'arte, del football (ciao Eng), del cibo e dalla canzone. Dove l'eccellenza si sposa con la fantasia e la creativita'. E poi l'italiano cucca e l'italiana e' bona.
Tutte queste cose non le dico mai.
Eppure ci sono allo stesso modo delle altre che mi ritrovo a vomitare.
Perche'?
Realizzando il documentario sulla percezione del Messico odierno da parte dei giovani messicani, mi sono pero' reso conto che anche loro seguono lo stesso schema.
E io ascolto.
Messico e' la patria dove il narcotraffico fa a spintoni con la politica corrotta che vuole un popolo sottomesso e ignorante. Paese di divorzi e di donne partorienti a 14 anni perche' qui il preservativo non si chiede ne' alla farmacia ne' al partner, il macho, colui che comanda, esige. Il sistema matriarcale genera uomini abituati a chiedere e mai ad assolvere. Non c'e' fiducia nel prossimo perche' prima vengo io
Lo straniero e' americano. Siamo abituati alla pappa pronta: siamo poveri e lo stato ci deve dare le cose di cui abbiamo  bisogno e piu' ci offre, piu' voto e mi sento povero. Gli indigeni sono folclore o sono dei topi di fogna se visti dai piani alti della Messico citta, la parte' chic e finanziaria. Poi la disuguaglianza. 
C'e' chi rispolvera i guerriglieri e il marxismo in voga negli ultimi 40 anni nella regione...etc.etc.etc.
Ovviamente mi parlano anche del cibo e delle meraviglie di una storia troppo lunga e impressionante e di una geografia da entrare in conflitto di interessi con il paradiso. 
Ma questa e' un'altra storia che non sappiamo realmente raccontare.
Prima c'e' il fango. 
E' questione di abitudine, non di prospettiva.
Francesco